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lunedì 21 gennaio 2008

Due pensieri sulla mancata visita del Papa all'Università La Sapienza

Tolleranza "all'italiana"

di Paola Cabutto

Perchè manifestare contro la visita del Papa all’Università La Sapienza di Roma in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico 2007/2008?
Perché impedire ad un luminare della cultura, perché tutto si può dire di Papa Benedetto ma non che non sia un uomo di elevata cultura, di inaugurare un anno accademico in un’Università che si presume debba essere luogo privilegiato per l’espressione della cultura stessa?
Perché fare della facile ironia sulla figura umana di Joseph Ratzinger quando per persone molto meno interessanti e più spaventosamente ignoranti si stendono tappeti rossi?
Perché, invece di chiudersi sulle proprie posizioni, i giovani dell’ateneo romano, e dolorosamente bisogna anche menzionare alcuni docenti che hanno dimostrato un’ottusità stratosferica, non hanno accettato un confronto aperto e sereno con il Pontefice?
Pensavano che Ratzinger si sarebbe presentato con la guardia svizzera e avrebbe sequestrato tutti occupando l’ateneo per ottenere il più alto numero possibile di conversioni?
Non penso che il Suo intento fosse esattamente quello; semplicemente poteva essere un’occasione per una lettura in chiave cristiana dell’istituzione universitaria e di incoraggiamento per chi ancora oggi, nonostante le discriminazioni messe in atto da questa nostra società che si professa aperta al dialogo, alla tolleranza e all’accettazione, crede in Dio, per chi ha una fede salda costruita su principi che vanno aldilà dell’uomo Ratzinger ma che trovano piena espressione nella figura papale.
Un’ultima riflessione sulle autorità chiamate in causa per questo fatto di cronaca: perché se il Presidente Napolitano, il Rettore dell’Ateneo romano e altre personalità politiche e non hanno espresso “rammarico e indignazione” per questa vicenda, non sono intervenuti prima che questa decisione venisse presa?
La situazione è tipica delle istituzioni italiane: è inutile “piangere sul latte versato” ma forse bisognerebbe iniziare a riflettere…

Mi si nota di più se vengo e resto in disparte o se non vengo per niente?

di Luca Restivo

Non dico che su questa faccenda del Papa sento puzza di bruciato perché mi sembrerebbe poco carino richiamare alla mente Giordano Bruno proprio in questa occasione, ma di certo ho come l’impressione che la realtà sia dannatamente più complessa di quanto possa apparire.

Innanzitutto, alcuni dati di fatto che non possono essere esclusi dalla discussione:

  1. seppur descritte dai giornalisti quasi si trattasse delle truppe di Rommel pronte alla campagna d’Africa, chi il Pontefice si sarebbe trovato davanti alla Sapienza non sarebbe stato che una folla di persone che legittimamente (legittimamente) esprimeva il suo diritto di protesta con armi letali quali cartelli di cartone e maschere di plastica fino a prova contraria la possibilità di manifestare è ancora contemplata dalla Costituzione e, per quanto ricordo, nessun comma bolla come illegale la contestazione ad un Pontefice
  2. la citazione più citata del pianeta, ovvero quella di Voltaire (“non sono d’accordo con te ma mi farò uccidere per far sì che tu possa esprimere la tua opinione”) non c’entra nulla con questa storia, con buona pace dei giornalisti del “Foglio”. Non c’entra nulla per due motivi:
    1. il Papa aveva il pieno diritto di parlare
    2. i manifestanti avevano il pieno diritto di parlare
  3. alcuni autorevoli commentatori sostengono che mentre in U.S.A. il presidente iraniano Ahmadinejad può parlare all’università, in Italia il Papa non può farlo per via di un clima ostile concludendo che quindi siamo un paese poco libero. Il che è certamente vero, ma per altri motivi, che fanno rima con “–usconi”. Il Papa infatti poteva tranquillamente venire in facoltà (usando la metro, linea Blu) e tenere il suo discorso, ma per sua volontà (e solo per sua volontà) non ha voluto.
Ora, please, usiamo un po’ di memoria.

Nemmeno una settimana fa, dopo un incontro con Veltroni, Ratzinger rilascia una nota dove evidenzia il degrado in cui versa la città di Roma. Il giorno dopo (il giorno dopo!), come se fosse un berlusconi qualsiasi, parte la smentita, ma la frittata ormai era fatta, così come la dimostrazione di forza nei confronti di Walter. Ora, sfruttando un’occasione preziosissima servitagli su un piatto d’argento, gli ambienti del Vaticano hanno fatto fare una figura a dir poco barbina anche al governo Prodi, finendo per di più dalle parte delle vittime.

Chissà perché, ma con il clima che si è creato (o meglio, che qualcuno che capisce come funzionano i media e che bazzica il Vaticano ha creato ad arte…) credo che nei prossimi mesi gli attacchi alla 194 e leggi simili si faranno sempre più insistenti e le voci contrarie sempre più flebili…

domenica 20 gennaio 2008

Inchiostro, il pluralismo e la visita del Papa alla Sapienza

Di fronte all'assurda situazione creatasi a seguito del mancato intervento di Benedetto XVI all'Università "La Sapienza", la redazione di Inchiostro esprime tutta la solidarietà ai 67 professori attaccati duramente (vedi il paradossale blog http://www.pluralisti.blogspot.com) per aver espresso la propria contrarietà alla visita del Pontefice.

Un chiarimento per tutti coloro che vogliono trarre da questa iniziativa conclusioni affrettate e imprecise: non si tratta di lodare i docenti in questione per aver impedito l'intervento del Papa ma, piuttosto, si tratta di difendere un principio che dovrebbe essere inalienabile - il pluralismo - ma che invece rischia di essere intaccato e messo in disparte.

Come studenti, come giornalisti, come cittadini ci schieriamo in difesa della pluralità di opinioni, idee, credi e convinzioni. E il cosiddetto "buonismo", stavolta, non c'entra proprio nulla.

Ecco il nostro pensiero, inviato ai 67 docenti:

Stimati docenti,

La redazione di Inchiostro, il giornale degli studenti dell’Università di Pavia, esprime la massima solidarietà a voi tutti per gli avvenimenti di questi giorni che vi hanno resi protagonisti involontari di una vicenda davvero sconsolante.

Come giornale studentesco cerchiamo, nel nostro piccolo, di difendere strenuamente quel concetto che nel nostro Paese così strano sembra essere sempre più sconosciuto: il pluralismo. 

Siamo convinti che ogni singolo individuo, indipendentemente dal ruolo o dalla carica che occupa, possieda il diritto inalienabile di esprimere la propria opinione, le proprie idee, le proprie convinzioni.

Nonostante molti di noi non condividano personalmente le idee di cui il capo della Chiesa Cattolica si fa portatore, non crediamo che per questo si debbano mettere in gioco i principi basilari di tolleranza e pluralismo, cardini della nostra società democratica, basata sulla tutela delle libertà.

Per lo stesso motivo crediamo profondamente che il vostro dissenso all’intervento di Papa Benedetto XVI all’Università “La Sapienza” di Roma, espresso in modo assolutamente civile e corretto, sia altrettanto valido e giusto, in forza dei principi sopra elencati.

Non crediamo invece né giusto né civile che questa vostra opinione venga strumentalizzata dai mezzi di informazione, aprendo così una moderna “caccia alle streghe” basata sulla violazione di un diritto inalienabile.

Per la redazione di Inchiostro,

Alberto Bianchi

Direttore Responsabile

«Posso non condividere la tua opinione,

ma sono disposto a dare la mia vita affinché tu possa esprimerla»

Voltaire

 

giovedì 17 gennaio 2008

Satana è dappertutto, anche nelle università

Molto probabilmente voi non lo sapete, ma sarebbe comunque difficile saperlo. Quelli che ne sono a conoscenza fanno parte di un gruppuscolo e, come in "Fight club", hanno come regola principale la segretezza. Se tuttavia qualcosa dovesse uscire di bocca, verrebbe insabbiata sotto l'accusa di "diceria", "bufala", "maldicenza".
Poi però, fortunatamente, ci sono delle persone coraggiose come Padre Livio Fanzaga che denunciano pubblicamente, dai microfoni di una delle radio più diffuse in Italia, un fatto grave: tra i vostri colleghi, tra gli studenti universitari, ci sono dei gruppuscoli satanici, "al limite del satanismo".

"Satana è dappertutto, anche nelle università"
Padre Fanzaga vi dirà di più: quel professore che tanto vi importuna con la sua severità, quello che vi mette 17 all'esame per la terza volta, o quell'altro professore di biologia iscritto al "Pastafarianesimo" e molto critico verso i creazionisti, ecco, loro sono dei diavoli "con tanto di tridente e di coda".

"State tranquilli che è così" -dice il religioso- "non mi posso sbagliare". E continua: "Se tu vai lì con quella gente lì e gli spruzzi l'acqua santa esce fuori il fuoco, fumano, se gli spruzzi con l'acqua santa fumano quella gente lì", per chi non avesse chiaro il concetto. "Come avviene negli esorcismi più tremendi".
E io -ingenuo- che pensavo fumassero solo drum e canne.

Intanto il Ministro dell'Università e della Ricerca Fabio Mussi denuncia: "C'è stata un'ignobile fuga di notizia dagli ambienti giudiziari".

sabato 23 giugno 2007

Fedelmente




E poi si lamentano del calo di fedeli...

sabato 26 maggio 2007

Sex crimes and the Vatican

Apprendo a malincuore dal noto quotidiano Punto Informatico che il servizio della BBC sui preti pedofili e' stato rimosso da Google per "violazione dei diritti d'autore" nei confronti della BBC. Apprendo tuttavia da Yahoo! news che Michele Santoro, per come e' strutturato il suo contratto con Raidue, e' riuscito ad acquistare il servizio e lo mandera' in onda durante AnnoZero della settimana prossima (dovrebbe essere giovedi', ore 21). Nonostante la bufera che il giornalista avrebbe causato nei vertici Rai, forse riusciremo a vederlo. In alternativa, vorrei suggerire all'azienda pubblica una puntata speciale di "Porta a Porta". Da una parte Bruno Vespa intervista Benedetto XVI davanti a un plastico di una sacrestia-tipo dove potrebbero avere luogo gli avvenimenti incriminati, dall'altra parte potrebbe esserci un bambino (maschio, visto che i preti intervistati dalla BBC li preferiscono alle femminucce) che racconta le sue avventure avute con il parroco di turno. Ospiti d'eccezione Le Iene, in qualita' di persone informate dei fatti.

Aggiornamento. Il video incriminato e' stato recentemente rimosso anche da YouTube (chi l'avrebbe mai detto, visto che YouTube appartiene a Google?). Si trova oramai solamente sui circuiti Peer2Peer e, se mi sara' possibile, cerchero' di renderlo disponibile su InBlostro.

Aggiornamento. Ecco il video completo finalmente "ripescato" dalla rete. Ricordiamo che l'inchiesta e' stata condotta dalla BBC e che i sottotitoli italiani sono stati inseriti da Bispensiero, un blog siciliano nato attorno alla comune passione per Beppe Grillo.





Per inserire il codice del video copiare e incollare le seguenti righe:
<div style="text-align: center;">
<iframe src="http://inchiostro.unipv.it/vatican.php"
height="320" width="400" border="0" frameborder="no">
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</div>

lunedì 23 aprile 2007

In difesa di Bagnasco (e soprattutto della libertà di espressione)

ecco per gli amanti del genere un bellissimo articolo pubblicato oggi su La Stampa da Mattia Feltri.


"Secondo alcuni degli eletti al Parlamento, il nuovo presidente della Conferenza episcopale, Angelo Bagnasco, invece che occuparsi dei suoi greggi d’anime, capeggia una crociata piena di qualità: fondamentalista, intollerante, razzista, sessista, omofoba e molto gradita a gruppi «di stampo neofascista».


Il segretario di Rifondazione comunista, Franco Giordano, ha iscritto il successore di Camillo Ruini alla ghenga dei «poteri forti» (due parole che, accoppiate, riscuotono successo certo) impegnati nelle trame di sabotaggio al governo. Se qualcuno imputasse a Bagnasco la gestione di settori deviati dei servizi segreti, il monsignore conquisterebbe i titoli per succedere a Licio Gelli nel ruolo di grande infangatore della convivenza democratica.


Questa sera, a Genova, un coordinamento di associazioni e di cittadini sfilerà con le fiaccole per manifestare sostegno a Bagnasco. Genova è la sua città. È la città dove ha detto messa nel giorno di Pasqua con le guardie del corpo ai fianchi, nella posizione solitamente occupata dai chierichetti. E, soprattutto, è la città dove sono comparse le prime scritte di dileggio e minaccia poi scopiazzate in tutta Italia, da Torino a Bologna alla Calabria.


Si ricorda che, in fondo, anche Ruini viaggiava scortato, ma nessuno specifica che Ruini era protetto da dopo l’11 settembre, e non in seguito a un dibattito - quello sui Dico - interno a un Paese che si pretende civilizzato e tollerante.

Quando riferì alla Camera dei deputati, il viceministro dell’Interno, Marco Minniti, pensava forse di essere rassicurante ragguagliando sulla genesi delle intimidazioni («Bagnasco a morte», «Bagnasco attento ancora fischia il vento», e così via). «Sembrerebbero non ascrivibili a una matrice di natura eversiva», disse Minniti, «ma troverebbero origine in un sentimento anticlericale». Chi, profittando del buio, decide di mettersi in strada a imbrattare i muri con promesse di ammazzamento, non è molto rappresentativo dei sentimenti nazionali. Però, in questo caso, magari stima Bagnasco un fondamentalista intollerante e un neogerarca segregazionista. E non deve sentirsi un pazzoide isolato se, come è successo, i gruppi di Rifondazione, Verdi e Comunisti italiani nei consigli comunali di Bologna e Genova hanno deciso di non sottoscrivere documenti di solidarietà a Bagnasco.


Molti voltairiani d’Italia hanno di nuovo dimenticato la lezioncina del non condivido ma morirei perché tu potessi dire eccetera. Il problema non è tanto condividere o non condividere, appoggiare o osteggiare anche ferocemente la politica della Cei, come accadeva con l’ultimo Ruini. Il problema è che a Bagnasco sembra sia stata sottratta la dignità di interlocutore. Siccome ha paragonato gli omosessuali agli incestuosi e ai pedofili (e poi non l’ha fatto: basta leggere laicamente il discorso del 31 marzo per verificarlo), è stato espulso dal consorzio civile. Come alla canaglia «di stampo neofascista» che gli andrebbe a ruota, non gli vengono riconosciute le qualità basilari per partecipare alla vita comune e alla discussione delle regole di convivenza. Se degli squinternati gli giurano piombo, è immeritevole di una stretta di mano: se l’è cercata, e non è l’unico in quelle condizioni. Il mondo andrà avanti anche senza di lui e senza le sue lezioni di oscurantismo. Visto che le cose stanno così, chiunque, laico o religioso, credente o non credente, questa sera è nel giusto se impugna una fiaccola e dice: io sto con Bagnasco."

martedì 10 aprile 2007

E questo non è VERGOGNOSO?

Questo non è altrettanto vergognoso rispetto a tutto ciò che viene detto di schifoso sulla Chiesa?
Non è un atto altrettanto infame?
Quei simboli che spesso si trovano accanto a queste scritte sono GLI STESSI di certe parti politiche che "predicano" (sì, proprio la stessa parola che si usa per i preti!) il pacifismo e l'abolizione della pena di morte.
Vergogna! Diamo risalto anche a QUESTO! Vergogna!

domenica 8 aprile 2007

Ora è tutto più chiaro

Quando Mons. Bagnasco, a fine Marzo, disse la sua sui Dico, qualcosa non era chiaro. Secondo le sue affermazioni, riportate dal Corriere della Sera, «perché quindi dire no a varie forme di convivenza stabile giuridicamente, di diritto pubblico, riconosciute e quindi creare figure alternative alla famiglia? Perché dire di no all'incesto, come in Inghilterra dove un fratello e sorella hanno figli, vivono insieme e si vogliono bene? Perché dire di no al partito dei pedofili in Olanda se ci sono due libertà che si incontrano? Bisogna avere in mente queste aberrazioni secondo il senso comune e che sono già presenti almeno come germogli iniziali». A parte il significato del termine "aberrazioni", che può essere frainteso, in effetti ero io, nella mia ingenuità, a credere che Sua Eminenza fosse contrario. Dalle sue parole, la vera posizione non trapela...

Ora, a distanza di una settimana, posso finalmente dare un senso a tutto questo. Colpo di scena: non solo la Chiesa è favorevole ai Dico, ma anche a incesto e pedofilia, o almeno così pare di capire dall'articolo di Repubblica uscito fresco fresco nel Pasquale giorno che è oggi: «Sesso e violenze, scandalo in Parrocchia». Secondo il noto quotidiano d'oltrappennino, infatti, varie ragazzine (minorenni, per usare un eufemismo) erano state costrette ad avere rapporti sessuali con il sacerdote, pena la negazione dell'assoluzione. Seguendo i consigli del prelato, invece, avrebbero raggiunto l'«adesione totale a Dio».

Qualcuno potrebbe pensare a qualche caso isolato, ma in realtà gli episodi furono compiuti dal 1975 al 2005, anno in cui il sacerdote fu trasferito, per motivi di salute, a far danni da qualche altra parte. Che forse le ex-dodicenni non fossero più prestanti come un tempo? Che le nuove dodicenni, figlie delle ex-dodicenni, non ne volessero sapere e avessero già i caz... ehm fatti loro cui star dietro? Che le indulgenze, col tempo, si siano inflazionate in modo talmente preoccupante da non valer più nemmeno una servizietto da pochi minuti? Che la spada di Damocle sulla testa delle dodicenni fosse diventata un budino di Damocle, data la veneranda età del prelato ormai ottantenne?

Domande alle quali, ahimè, non avremo mai risposta. Per lo meno non dalla Chiesa, visto che «a quasi due anni dall'inizio delle denunce dalla Chiesa fiorentina non sono ancora arrivati né "una decisa presa di distanza" dai personaggi coinvolti nella vicenda, né "una scusa ufficiale", né "un atto riparatore autorevole e credibile"».

Come fare, senza essere qualunquisti, a dare un giudizio oggettivo alla vicenda? Essere qualunquisti, ovviamente. E non dare un giudizio oggettivo.

sabato 17 marzo 2007

Sondaggio: Di.Co

Primo sondaggio del Blog. Tema del momento: i Di.co., argomento su cui si è già detto tutto e il contrario di tutto.
Votate.



Create polls and vote for free. dPolls.com

giovedì 8 marzo 2007

Talebani e affini


A sinistra, il Mullah Dadullah, nuovo capo dei talebani. Seguirà la linea del Mullah Omar e si ispira alle gesta di Zarqawi.
A Destra, l'arcivescovo Bagnasco, nuovo capo della CEI. Seguirà la linea di Ruini e, se Benedetto XVI chiama, lui risponde.

martedì 20 febbraio 2007

Io "dico" sì [atto II]

Nonostante ritenga che il disegno di legge altro non sia che un timidissimo tentativo e anche piuttosto fasullo, approvo in pieno la questione riguardo ai DICO e per questi motivi.
Se molti ricordano che l'alternativa al matrimonio religioso esiste già ed è il matrimonio civile (come se lo scontro si potesse porre solo tra chiesa-dico) sottolineo che la peculiarità dei DICO è quella di essere una terza via: la convivenza.

Ora basare gran parte delle critiche al disegno di legge su un cavilloso giro di parole che dovrebbe in qualche modo conferire un qualche valore aggiunto al “matrimonio” è quanto mai un obiezione imbarazzante.

Imbarazzante specialmente se la muovono proprio quelli interpretano il matrimonio civile come semplice “formalizzazione degli impegni”. E nella sostanza brutalmente nuda il matrimonio, è per molte persone questo “unione di un uomo e di una donna che si impegnano, davanti a un’autorità civile o ecclesiastica, a una completa comunione di vita nel rispetto dei reciproci diritti e doveri”. Secondo i gusti si può scegliere il vestito….la tradizione lo vuole bianco…

Insomma è questo il “rito” che si sente talmente attaccato dai DICO?

Non sono i sentimenti che devono essere sottoposto ad obblighi coercitivi da nessuna autorità sia questa ecclesiastica o statale a meno che non sia gli “amorosi” stesso a volerlo, ma non dovrebbe essere per nessuna ragione una scelta obbligata, mossa dall’abitudine, dalla tradizione e dal fatto che l’unica alternativa possibile al bivio già ricordato (matrimonio civile o religioso) è una condizione di quasi clandestinità: la convivenza.

La volontà del rispetto reciproco, questo buono proposito che è necessario dichiarare, deriva dalla legittimazione che il matrimonio conferisce o è componente dell'unione stessa? E' ovvio che è la seconda, altrimenti non ci sarebbe neppure il sentimento che porta due persone a voler stare l’una con l’altra. E allora in cosa differisce la presa reciproca di obblighi e doveri fatta dai DICO?
La parola "matrimonio" dà un valore aggiunto all'amore? E la parola "convivenza" invece la toglie?
Non è un giro di parole e tutto sembra ridursi a questo.

Giulia

lunedì 19 febbraio 2007

Io "dico" sì [atto I]

Premesso che i Dico rappresentano un notevole passo indietro rispetto a quello che si sarebbe concesso attraverso i Pacs e che la strada per introdurre in Italia numerosi diritti civili che altrove sono già regolamentati è ancora molto (molto) lunga, questo compromesso tra laici e cattolici del centro-sinistra, i Dico appunto, anche in virtù del “sempre meglio che niente”, non può che arrivare come una ventata d’aria fresca per i tanti (ma non tantissimi) italiani desiderosi di vivere in una nazione più moderna, un vero toccasana soprattutto dopo la batosta clamorosa subita nel referendum sulla fecondazione assistita.

Persistono però posizioni contrarie a questo provvedimento, accusato di scardinare la famiglia e di porre le fondamenta per la progressiva distruzione della nostra società, che secondo molti sarebbe proprio fondata sulla famiglia, a loro giudizio "sacra ed indivisibile".

Gay Pride a Parigi.

A tal proposito, alcune domande che un laico qualsiasi, anche non particolarmente arrabbiato, si pone di fronte a questo ostracismo messo in campo dalla Chiesa e da alcune frange del centro-destra:

1. Perchè l’allargamento di un diritto suscita così paura in chi quel diritto l’ha già?

2. Perché in Italia si considera come “rivoluzionario” qualcosa che non solo in altri paesi è già stato regolamentato da governi di ogni colore (vedi Aznar in Spagna), ma che già tutti percepiscono come un fenomeno ampiamente diffuso nella società?

3. Perché porre al centro sempre e solo la famiglia e mai l’individuo? Chi decide cosa sia una famiglia? Chi fornisce la sua corretta definizione? Un vescovo o un sociologo?

4. Perché molti difensori della sacralità della famiglia sono divorziati (Casini, Berlusconi)?
Oppure, votano una legge sul precariato che di fatto impedisce di avere quella stabilità economica fondamentale per mettere in piedi una famiglia? (Cdl e Margherita)
Oppure, nonostante siano sposati, fanno i cascamorti in giro come tamarri qualsiasi (Berlusconi)?
Oppure, nonostante si dimostrino favorevoli alla proposta di legge dei Dico, voteranno contro solo per fare un dispetto al governo in carica (Fini)?

Luca Restivo

venerdì 16 febbraio 2007

Io "dico" no

[2 contro 2: il blog di Inchiostro lancia un dibattito sui Dico, la proposta di legge sulle "Dichiarazioni di convivenza" firmata dai ministri Bindi e Pollastrini. In questo primo post, due commenti contrari a questa legge. Nei prossimi giorni, due a favore]

1
Pare che il Governo, dopo mesi di tira e molla nonché accesi dibattiti, sia finalmente giunto ad un accordo sui Pacs, ora chiamati Dico.
Ma, mi chiedo, che necessità c'era di fare una nuova legge? L'Italia, o , meglio, gli Italiani, ne avevano veramente bisogno? Non credo...
Analizziamo le possibilità che si aprono a una coppia (uomo e donna):
1. I due , essendo credenti nella stessa religione, possono ufficializzare la loro unione convolando a nozze religiose.
2. Per diversi motivi (precedenti matrimoni alle spalle, sono di religioni diverse o non sono affatto credenti) gli innamorati optano per le nozze civili.
3. Pur avendo a disposizione le precedenti opzioni, la coppia decide che non ha bisogno di alcun riconoscimento da parte delle autorità religiose piuttosto che civili. E le persone in questa situazione sono veramente tante.
Altro discorso per le coppie omosessuali, a cui, effettivamente, la legge è molto utile.
Ora, a che scopo aggiungere un'ulteriore opzione per sancire dal punto di vista legale delle unioni che, di fatto, hanno già la possibilità, volendo, di vedersi riconosciuti diritti e doveri.
Forse, il nocciolo del problema sta proprio nella parola “sposarsi”, che, oggi, troppo poche persone hanno il coraggio di pronunciare.

Irene Sterpi


2

Il primo passo verso la saggezza è chiamare le cose con il loro nome”, così recita un antico proverbio cinese.
Inutile nasconderlo, il dibattito che ha portato ai DICO nasce dalla necessità di un riconoscimento sociale e burocratico delle coppie omosessuali. Ora, se questa necessità sia vera o presunta, non sta a me deciderlo, e sinceramente non credo nessuno abbia l’autorità per farlo. Possiamo esprimere dei giudizi, il mio può essere negativo, quello altrui positivo, ma non si può gestire la cosa pubblica in base alle credenze di ognuno.
Detto questo, voglio mostrare bene come il mio rifiuto razionale, non ideologico, dei DICO sia dovuto proprio al loro essere disponibili anche alle coppie eterosessuali. Perché si è dovuto giungere ad un ulteriore livello di deresponsabilizzazione della società? Esiste già quell’istituzione ottima che è il matrimonio civile, non vedo perché era necessario crearne una copia scialba e anemica… Solamente perché ormai il termine matrimonio fa paura? Ebbene, il governo deve proprio assecondare questa tendenza in vece di combattere la paura del “sì” con incentivi e incoraggiamenti?
Certo, si è mimato il sistema di regolamentazione delle coppie di fatto di molti paesi europei, ad esempio il paradigma francese (senza tener conto però di come la Francia non sia l’Italia, e la Francia abbia risolto altri problemi prima di occuparsi delle coppie di fatto), dimenticando però che l’Italia è diversa dal più dei paesi europei. E dimenticando che alcuni paesi europei hanno risolto la questione introducendo riconoscimenti particolari unicamente per le coppie omosessuali.
E’ necessario tenere presente il peso del Vaticano nelle questioni politiche italiane: la durissima reazione ecclesiastica ai DICO forse mostra come si siano accorti (tardi) dell’errore compiuto. Certo, che la Chiesa benedisse le unioni omosessuali era fuori luogo, e mi permetterei anche di dire giustamente fuori luogo, tuttavia avrebbe potuto mostrarsi indifferente agli aspetti socio-burocratici, e invece osteggiando apertamente, su tutti i fronti, il riconoscimento di tali unioni, si è trovata complice nella genesi di qualcosa che (almeno nei suoi presupposti teorici) rischia veramente di minare la società e la famiglia.
Se si cercava un riconoscimento delle coppie omosessuali, si è arrivati piuttosto ad una constatazione. I problemi di eredità e altre questioni giuridiche potevano, con un po’ di accortezza, essere risolte negli studi notarili con i mezzi preesistenti.
Cosa quindi? Uno spreco di burocrazia che affronta senza risolverlo il problema da cui era scaturito, e che tenta di stuccare i casi particolari delle relazioni umane.
Evidentemente i politici non conoscono il rasoio impugnato da Guglielmo di Ockham: entia non sunt multiplicanda sine necessitate. Cioè, non bisogna moltiplicare gli enti al di là del necessario.

Tommaso Bertolotti