sabato 30 giugno 2007

Caso Aldrovandi - gli sviluppi

Dopo il rinvio a giudizio dei quattro poliziotti implicati nell'omicidio del giovane Federico Aldrovandi, nuovi scenari si prospettano: un testimone oculare del fatto ha infatti dichiarato in diretta a "Chi l'ha visto?" di aver assistito al pestaggio.

Alle 5 ero lì, a un quarto alle cinque… ero dentro la macchina, quando è arrivata la polizia. Prima non mi ero accorto di niente. Erano... mah, le 5 e 30 mi pare, quando sono arrivati... s’è sentito discutere, si è sentito dire qualcosa anche un po’ sostenuto... forse era il ragazzo che diceva qualcosa contro di loro: sentivo lui che diceva “basta”... hanno cominciato a litigare, non so... dopo io non sono stato lì molto, ho visto quando han cominciato a picchiare... insomma, quando han cominciato a dargli delle botte, gliene davano tante: mamma mia!... Poco dopo si è mossa della gente alla finestra, lassù, mi sembra… che abbiano aperte delle finestre! Insomma: ha preso tante di quelle botte, quel po’ che son stato lì, picchiavano... ma picchiavano… io ho guardato un po’ spiando, perché dopo… io sono andato via”.

Leggi il post sul blog federicoaldrovandi.blog.kataweb.it

giovedì 28 giugno 2007

La Satira in Italia



Straordinaria la prima pagina di libero di oggi:
"Che gran paraculo", titola il quotidiano di Vittorio Feltri un articolo dello spione Renato "Betulla" Farina dedicato al discorso di Walter Veltroni.
Notevole l'utilizzo di una frase così espressiva e dal vocabolario vivace.


Ricorda tanto qualcosa di già visto, con la differenza che l'altro era un giornale satirico e lo era in maniera palese, Cuore.
Marco Travaglio scriveva a questo proposito:
"A dieci anni dalla chiusura di Cuore, c’è ancora qualcuno che si domanda perché non ci sia più spazio, in Italia, per un giornale satirico. Ma, dico io, l’hanno mai letto Libero? Che cosa potrebbe inventarsi di più divertente un foglio di satira? [...] Ora, che cos’è satira se non ribaltare la realtà per sottolinearla meglio? Feltri - anche se non lo sa - fa satira pura".

domenica 24 giugno 2007

L'indulto? Ecco il vero motivo...

Il mondo intero crede che l'indulto sia stato pensato da Mastella (e appoggiato da tutto il centro sinistra) per permettere a Previti di uscire. Non è così. Lo scopo di questa "fuga dalle carceri" senza precedenti è molto più nobile di quello che pensiamo: combattere la mafia. Come? Inserendo nell'equilibrio della vita siciliana una miriade di scavezzacollo ai quali poco importa delle "regole" non scritte della delinquenza. Insomma, se il boss è in prigione, perché non posso prendere io il suo posto nella sua zona? Oppure, se la Farmacia di turno paga il pizzo al mafioso di turno, perché io non posso derubarla? Mica l'ha pagato a me il pizzo.

Questo resoconto, che sembra provenire direttamente dal "teatro dell'assurdo", in realtà è la situazione attuale di alcune zone della Sicilia. Proporrei una raccolta firme per difendere i poveri boss mafiosi che per la prima volta hanno provato sulla loro pelle le dure leggi della concorrenza...

http://www.repubblica.it/2007/06/sezioni/cronaca/arresti-mafia/indulto-no/indulto-no.html

sabato 23 giugno 2007

LA SCUOLA DELLA LINEA MAGINOT A DIGA DEL BULLISMO

Inblostro, il blog di Inchiostro è lieto di pubblicare un articolo di Vincenzo Andraous

La scuola chiude i battenti anche per quest’anno, e ancora una volta nelle classi gremite di alunni di oggi e professionisti di domani, ho avuto modo di incontrare vittime e carnefici, in quel bullismo endemico all’istituzione scolastica come alla collettività all’intorno.
Mi sono confrontato con la prima linea professorale, cosiddetta Maginot, per professionalità, e esperienza educativa, ma anche con quell’altra della retrovia, e ho incontrato quella genitorialità che non ammette sentenze di appello, quando si tratta dei figli altrui.
Il fenomeno del bullismo è un problema relazionale, che attraversa le nostre famiglie, scuole, città, strade, a causa delle nostre ripetute e reiterate mancanze e inefficienze, e nessuno può sentirsi autorizzato a non farci i conti.

Per tentare di arginare questo cratere di diseducazione virulenta, è necessario non fare spallucce alle nostre lentezze, e soprattutto alle nostre belle certezze, che non ci consentono di conoscere fino in fondo i dubbi che delimitano aree problematiche di così grande spessore e pericolo per un futuro a misura di uomo. E’ l’esperienza a darmi man forte, è la somma degli errori a rendere obbligante un intervento che non può essere procrastinato, tanto meno amputato nella sua incisività da forme di rigetto baronali o peggio padronali, in ambiti che sono demarcati da confini, sì, sottili, ma diventati frontiere da percorrere in lungo e in largo per conoscerne le reali misure di contenimento.
Indipendentemente da chi farà un passo indietro per porsi dove c’è l’intera panoramica da indagare, è in quest’ottica che dovranno essere presenti quattro poli convergenti: genitori, insegnanti, studenti, territorio, per comunicare tra loro e trasmettere informazioni, movendo una sinergia non di facciata, ma realmente improntata al raggiungimento di obiettivi comuni.
La scuola è di tutti, soprattutto è comunità e condivisione, allora ciascuno abbia il coraggio di mettersi nei panni dell’altro, e una volta tanto, lo faccia con voce liberante, obbligando la scuola, e così se stessi, dalle gabbie di partenza, quelle recintate con il filo spinato delle deleghe inospitali.

Occorre sfuggire a quegli atteggiamenti ottusi, in cui è difficile affrontare con un minimo di onestà e umiltà il dibattito per arginare il fenomeno del bullismo, e in cui si preferisce rifugiarsi in fuorigioco, creando una disattenzione che autorizza l’accantonamento del rispetto delle regole, premiando i soliti furbetti dallo spinello facile. Occorre sul serio prendere in esame iniziative volte a indagare non più e non solo il mondo degli adolescenti, ma quello adulto, e non solo a scuola.

E’ necessario approntare servizi di consulto nell’istituzione scolastica, affinché chi è deputato a leggere oltre che a scrivere un voto, possa ritrovare equilibrio e serenità per riconquistare rigore e autorevolezza, rientrando a pieno titolo nel gioco delle relazioni. Forse è anche il caso di spiegare a chi genitore lo è, sulla carta, che lo è pure sulla linea mediana della tutela, e che solamente insieme si fa promozione, e prevenzione, sviluppando capacità di partecipazione per progettare interventi rivolti ai ragazzi, azioni di sostegno e accompagnamento urgenti in attesa dell’incontro con il proprio futuro.

Vincenzo Andraous

Fedelmente




E poi si lamentano del calo di fedeli...

venerdì 22 giugno 2007

Unione, sopratutto.

La Stampa intervista il Ministro Ferrero, che ricorda a Padoa Schioppa che l'abolizione dello scalone è “scritta nel programma.”
Intervistato dal Messaggero Lamberto Dini dice: “non voterò una riforma che aumenti la spesa. ''Fra i dieci punti di Prodi l'abolizione dello scalone non c'era."

Unione: nomen omen.


giovedì 21 giugno 2007

Se potessi avere mille euro al mese

Se potessi avere 1000 Euro al mese... Può essere un sogno? Per molti è oggi così, ad esempio i dottorandi di ricerca italiani, cioè coloro che si preparano a diventare gli artefici dell'innovazione, del progresso, della trasformazione di una società. Questi giovani ricercatori, se sono fortunati, ricevono oggi in Italia circa 820 euro al mese, una cifra che non ha paralleli all'estero e incoraggia la fuga dei cervelli; se non lo sono, come in moltissimi casi, si vedono proporre l'attività a titolo gratuito, consentita dalla legge. Tutto ciò, nel periodo in cui spesso si affrontano importanti scelte per la propria vita.

Questo è il rilievo che l'Italia riconosce alla ricerca e chi si avvia a farne la propria professione. Parallelamente, l'Italia è uno dei paesi con il più basso interesse delle imprese private a sviluppare ricerca e interagire con le università. C'è uno stretto legame fra questi problemi.





Vogliamo che tutti i dottorati di ricerca siano coperti da borse, finanziate da università, enti di ricerca, fondazioni, pubbliche amministrazioni, o attraverso il coinvolgimento di imprese, con collaborazioni che sono comuni all'estero, e che da noi non si diffonderanno mai finchè gli atenei avranno la possibilità di sfruttare gratuitamente i giovani ricercatori in formazione. Oltre ad essere particolarmente iniqua, questa possibilità è peraltro deleteria per la qualità dei dottori di ricerca, poiché da un ricercatore che non è pagato non si può esigere quell'impegno e quella dedizione sistematica che deve invece caratterizzare sempre la formazione alla ricerca e che va verificata e pretesa da ogni scuola di dottorato.

Con questa petizione, chiediamo l'elevazione del limite minimo della borsa di dottorato fino a raggiungere almeno i 1000 euro mensili, nonché l'obbligatorietà dell'erogazione della borsa per tutti i posti di dottoratodi ricerca. Crediamo che questa richiesta vada nella direzione di una maggiore efficienza del sistema di ricerca italiano, che agevoli l'interazione fra università e imprese, che porti ad elevare la qualità delle scuole di dottorato, che stimoli i giovani migliori ad avvicinarsi a questa professione, arginando la continua fuga di cervelli all'estero.

Invitiamo quindi tutti i cittadini italiani che hanno a cuore questi valori a sottoscrivere questo appello.

Associazione dottorandi e Dottori di Ricerca Italiani