sabato 2 febbraio 2008

Nuovo blog!

Annuncio per tutto il popolo della rete:

Inchiostro ha deciso finalmente di unificare (e uniformare graficamente) il sito internet e il blog. Pertanto invitiamo tutti i visitatori a navigare sulle nuove pagine, consultabili all'indirizzo

http://inchiostro.unipv.it/

Tutto il materiale presente su questo sito è stato trasferito. Buona navigazione!

domenica 27 gennaio 2008

Il Valore Della Memoria

Di Francesca Macca

27 Gennaio: Giorno Della Memoria. Ritengo che il messaggio del professor Luzzato sia molto valido perchè un evento "così" non sia solo un muso triste per un giorno o un minuto di silenzio, ma divenga pura voglia di "fare qualcosa per”.

IL VALORE DELLA MEMORIA

Messaggio del Prof. Amos Luzzatto

La memoria della memoria, questa espressione sembrerebbe una “battuta” assurda o uno slogan pubblicitario. E sarebbe davvero tale, se la memoria consistesse nell’apertura di un nostro archivio segreto (individuale o collettivo, poco importa) per riportarne alla luce informazioni preziose che la trascuratezza o, peggio, la volontà di dimenticare, avrebbero tentato di occultare.
Ma non è necessariamente così.
La memoria è un possente strumento per capire e per rispondere alle sollecitazioni del presente. La guerra nei Balcani, il Medio Oriente in fiamme, il minacciato “scontro di civiltà” dimostrano che l’odio fra le genti e le stragi degli innocenti non sono una pura e semplice eredità di un passato sogno di incubi; e allora, alle nostre menti si affaccia la domanda angosciata: ma sarà sempre così, anzi, sempre più così?
La risposta implicita che abbiamo dato a questa domanda fino a questo momento era di concludere che la Shoah fosse stata a tal punto mostruosa da risultare incomprensibile con i comuni strumenti della mente umana, che fosse stata, in una parola, “follia”, sia pure follia criminale: follia degli uomini, follia di un intero popolo, follia di Hitler. E, come tale, almeno per coloro che credono nella razionalità di fondo dello spirito umano, irripetibile. Tanto da giustificare l’autentico giuramento con il quale si concludevano tutte le nostre manifestazioni: “Mai più”.
Sentiamo però che questo modo di affrontare la memoria non è più sufficiente.
Perché la nostra premessa non è scevra da critiche; la memoria non è, infatti, un supporto magnetico cui attingere dati ma è una funzione attiva della nostra mente, che sa in partenza a quale tipo di dati rivolgere la propria attenzione e quali, invece, trascurare; che sa in partenza quali sono i problemi che deve affrontare e, spesso, ha già formulato, se non proprio un giudizio definitivo, almeno delle ipotesi di risposta; e cerca “nella memorie” quei dati che possono confermare o respingere il giudizio stesso.
Possiamo dunque indicare dei cosiddetti “valori” che sono in realtà giudizi dei quali siamo già forniti a priori e che orientano il nostro modo di scavare in profondità nella memoria? Certamente, sì.
Il primo dei nostri valori si chiama civiltà ed esso significa il procedere del consorzio umano dalla legge del trionfo del più forte a quella del supporto per i più deboli, dalla soppressione del rivale o di quello che si ritiene possa soltanto chiedere alla società senza nulla dare, al principio della solidarietà.
Il secondo valore significa valorizzare la varietà umana, la ricchezza delle “altre” culture, delle altre lingue, delle altre Fedi. Esso significa la libera circolazione delle idee, senza opporvi ostacoli, neppure economici.
Il terzo valore, infine, indica il dialogo, il confronto, la trattativa, come unici strumenti che possono risolvere i contenziosi umani, proibendo, come reato, qualsiasi ricorso alla violenza.
“Memoria” significa allora scavare nel passato in modo selettivo, per cercarvi non tanto le gesta degli eroi sui campi di battaglia quanto gli esempi di solidarietà e di cooperazione; esempi forse rimasti nell’ombra ma non per questo meno rilevanti, forse al contrario. E’ questa infine quella Memoria che può diventare uno strumento di fiducia nel domani. E’ questa che ci accingiamo a celebrare.

Chi è Amos Luzzatto…
La Stampa, 15/09/2005

Nato a Roma nel 1928, Amos Luzzato ha ricoperto la carica di presidente dell'Unione delle comunità ebraiche in Italia dal 1998 e fa parte di una famiglia di vecchia tradizione. Il nonno materno, Dante Lattes, fu uno dei principali esponenti della cultura ebraica italiana del secolo scorso e il trisavolo paterno, Samuel David Luzzatto, Shadal, fu docente al Collegio Rabbinico di Padova ed esponente italiano della «Wissenschaft des Judentums». Luzzatto ha trascorso l’adolescenza a Gerusalemme, fino al 1946, e per oltre 40 anni è stato chirurgo in diversi ospedali italiani. Come studioso ha approfondito le applicazioni dei metodi matematici alle ricerche medico-cliniche e ama farsi definire «medico-studioso di cultura ebraica». Tra i suoi scritti, spiaccano i saggi nei libri «Sinistra e questione ebraica», «Ebrei moderni», «Oltre il Ghetto», «Annali Einaudi - Storia degli ebrei d'Italia».

giovedì 24 gennaio 2008

Per colpa di chi?

[Il presente post rappresenta le opionioni di un redattore di Inchiostro e pertanto non sono per nulla attribuibili all'intera redazione]


Doretta: Ciao, perchè mi trovo qui?
Luca: Non lo so... in effetti di solito compari in un altro blog, quello di Zio Rufus...
Doretta: E' vero. A questo punto, dal momento che sono qui, potrei fungere da pretesto narrativo per il tuo post...
Luca: Credo sia un'ottima idea. Di cosa vuoi parlare?
Doretta: Che ne dici della caduta del governo Prodi?

Sono tra i pochi italiani, tra i pochissimi italiani, che stimano senza condizioni Romano Prodi e ai quali la fine del suo governo, per mano dell'ex cosiddetto ministro di grazia ed indulto Clemente Mastella, lascia non poco di amaro in bocca...

Sono certamente il primo ad ammettere i limiti di questo centrosinistra, le sue tante ca**ate, gli errori di questa armata brancaleone composta da gente troppo occupata a spartirsi le poltrone (area centro-sinistra) o a fare le verginelle dell'ideologia (area sinistra) per tentare di sistemare le cose...si poteva e si doveva fare di più...

Ma io mi ricordo di quando al governo c'era lo psiconano, delle sue ca**ate ciclopiche, delle figuracce internazionali, della combriccola di lestofanti o semplici idioti o totali teste di ca**o messe alla guida di questo paese... io mi ricordo tutto e il solo pensare che tutto questo possa tornare mi rende a dir poco nervosetto...
Perché poi questo è successo? Per la guerra? Per la lotta al precariato? Per qualche ragione etica insormontabile?

No, nulla di tutto questo.La destra (questa destra) governerà l'Italia per la prossima era geologica perché Mastella si è rivelato per quello che in realtà è: un luogo comune, l'esemplificazione del familismo amorale in salsa mediterranea, il clientelarismo fatto a programma politico, la spregiudicatezza civile e politica come unica ragion d'essere...
Lo sconforto è grande, troppo...

Però, almeno per 20 mesi, ho avuto la soddisfazione di avere un presidente del consiglio non inquisito, non piduista, senza alcun conflitto di interessi, che ha cercato di rimediare ai danni del governo precedente come poteva, che ha cercato di sanare quell'abominio che è l'evasione fiscale...
Il tutto con una maggioranza a lui ostile (tutti lo detestano e, dall'Udeur a Rifondazione, non hanno fatto altro in questi mesi che sabotare ogni mossa del governo), un'opposizione che fa il suo dovere e lo infanga dalla mattina alla sera, una larga fetta dei media contro di lui (e non parlo di critiche legittime, ma di organi di stampa di proprietà del leader dell'opposizione, il che è una cosa leggermente diversa...)...

Ok, non è che una magra consolazione. Ma, visto i precedenti e quello a cui stiamo andando in contro, ci sarà un giorno in cui rimpiangeremo tutto questo...


La matematica non è un’opinione (!?)

di Alice Gioia

Mercoledì 16 gennaio, Furio Honsell, Magnifico Rettore dell’Università di Udine, ha presentato il suo ultimo libro, “L’algoritmo del parcheggio”, nell’ambito di una conferenza organizzata da Studenti Indipendenti, alla quale hanno partecipato anche il Magnifico Rettore dell’Università di Pavia, Antonino Stella, e il professor Biffi, della facoltà di Matematica.

E si che mi ero ripromessa di non parlare mai più di matematica: cinque sofferti anni di liceo scientifico mi sono bastati. Invece eccomi qui, in un’affollata aula Foscolo, con i piedi bagnati e un block notes, ad ascoltare rapita il monologo di Furio Honsell, il Magnifico, come lo chiama la Littizzetto. Quei pochi minuti che Fazio gli riservava ogni weekend non hanno mai reso onore alla simpatia e alla loquacità nascoste dietro alle grandi lenti del professore, che ha sorpreso tutti esordendo con un’affermazione bizzarra: fare matematica è come ridere di una battuta di spirito. Ci vogliono la stessa arguzia, la stessa prontezza, la stessa capacità di mettersi in gioco e di guardare le cosa da una prospettiva diversa. Per esempio: il fine giustifica i mezzi, il rozzo no (potete pensarci su prima di ridere, tranquilli).

La chiacchierata è poi proseguita sullo stesso stile: il concetto è che la matematica è una delle esperienze cognitive più frequenti della nostra vita e, soprattutto, ha dei lati estremamente utili e divertenti. Dal risolvere problemi sulla spinta di Archimede a massimizzare il numero di monetine per pagare il caffè, in modo da liberarsi le tasche e ottenere un sorriso riconoscente dalla cassiera. Dalla divisione in parti uguali di una torta, all’aneddoto storico sulla principessa costretta a scegliere uno sposo tra tre candidati, i quali però gli venivano presentati uno alla volta, per cui la scelta del primo precludeva gli altri due e viceversa (insomma, la versione medioevale di Next!, uno di quei programmi assurdi di Mtv…). Su questo modello infatti si basa il problema cruciale, da cui il titolo del libro: riuscire a parcheggiare la macchina senza vivere l’angosciante esperienza dell’Indecisione cosmica, che ti porta a scartare il primo parcheggio disponibile, salvo poi ritornare a cercarlo fiduciosi e trovarlo occupato da un’altra auto.

La soluzione ovviamente non ve la dico, andate a leggervi “L’algoritmo del parcheggio”, edito da Mondadori. Anche perché, e concludo con l’osservazione del professor Biffi, il ricavato sarà devoluto in beneficenza: come sottolinea la dedica all’inizio del libro, ci sono ancora troppe “piccole x” che non hanno potuto diventare grandi matematici, perché vittime delle ingiustizie del mondo, che li hanno privati e continuano a privarli di una vita e di un’istruzione dignitosa.

Lettera dei professori della Sapienza, la vicenda continua

Sulla Stampa di oggi viene pubblicata un’interessante intervista a Luciano Maiani, ordinario di fisica teorica all’Università di Sapienza di Roma ed ex direttore del CERN di Ginevra e presidente dell’Istituto nazionale di fisica nucleare.
Sarebbe stato designato alla guida del CNR da una commissione scientifica voluta da Mussi per valutare 40 curricula ed evitare una “designazione politica”, ma, in seguito alla pubblicazione della “lettera dei 67 professori” (di cui fa parte), la sua scelta è in sospeso perché la commissione vuole tempo “per chiarire”.

Nell’intervista Maiani chiarisce che la lettera è stata scritta a novembre, ma «è stata diffusa dai giornali due mesi dopo, in tutt’altro contesto e facendola passare come un’iniziativa per non far parlare il Papa all’università».

«Questo è sbagliato nel merito –aggiunge il professore- e fortemente riduttivo nel discorso che noi volevamo fare. Io sono per l’assoluta libertà della scienza, non per mettere il bavaglio a chicchessia, meno che mai al Papa».

Le Commissioni parlamentari hanno un mese per decidere e la disinformazione galoppa ancora.

Se da un lato va dato un punto a favore di Mussi per l’iniziativa della commissione scientifica, dall’altro bisognerà fare attenzione alle prossime mosse dei parlamentari affinché non si verifichino quegli strani fenomeni di “accordo bipartisan” comandati dall’alto.

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Leggi l'intervista.
Leggi la lettera

mercoledì 23 gennaio 2008

"Il principio della laicità dello Stato non è negoziabile", Mussi, febbraio 2007

(Rivisto il 24/1)

Siamo ai limiti del paradossi. Malgrado abbia passato più tempo a distinguersi dai centristi e dai cattolici della coalizione anziché svolgere il suo lavoro, il ministro dell’Università Fabio Mussi rinnega ora questa sua prerogativa difendendo il Papa e non i 67 professori e gli studenti che hanno manifestato la loro avversione alla partecipazione del Pontefice all’inaugurazione dell’anno accademico alla Sapienza (ricordiamo che la lettera dei professori espone civilmente la loro contrarietà)

In un intervento parlamentare il “coso rosso Mussi” ha tenuto a esprimere «un parere personale sincero ed autentico».

«Quando il rettore Guarini ha chiesto al Ministro di partecipare all'inaugurazione dell'anno accademico - cerimonia nella quale era stata prevista la presenza del Papa che avrebbe preso la parola - ho accettato immediatamente l'invito ed ho ritenuto non solo giusta la presenza del Ministro, ma interessante poter partecipare ad una cerimonia, ad una manifestazione, nella quale una grande personalità come quella di Benedetto XVI avrebbe preso la parola» e –leggendo questo comunicato- si può ipotizzare che avrebbe abbassato il capo davanti al pontefice, come tanti altri suoi colleghi.

Difficile condividere le posizioni del Ministro a proposito di dialogo e disponibilità al confronto pensando a un personaggio come Benedetto XVI e i suoi vicini collaboratori –nella fattispecie Ruini- che dialogano a diktat, interferendo con dichiarazioni ad hoc nel dibattito politico-sociale italiano. Difficile condividere le posizioni sul confronto e sul «al rapporto tra concezioni, visioni, teorie, filosofie e religioni diverse», quando gli stessi personaggi esprimono dei punti di vista poco aperti. Ne abbiamo un esempio recentissimo (vedi Ruini a proposito di legge 194 e di divorsi “rapidi”), malgrado tutte le cose dette nei giorni prima.

Il comunicato di Mussi continua ricordando altre occasioni passate durante le quali i pontefici hanno partecipato a cerimonie negli atenei italiani: «È normale, -dice il ministro- è naturale e fa parte della storia il fatto che anche le grandi autorità religiose prendano la parola all'università e si confrontino con quelli che la pensano legittimamente in modo diverso e ne contestano anche le tesi», rinnegando l’attitudine laica che l’ha portato alla scissione (e anche la frantumazione di zebedei con i suoi distinguo e le sue dichiarazioni). Al ministro sembra naturale che in Italia il Papa intervenga nei luoghi della scienza, e magari sembra anche naturale chiamare “confronto” la lettura pubblica di un testo (che non corrisponde proprio a un dibattito con persone “che la pensano legittimamente in modo diverso”).

«Il principio della laicità dello Stato non è negoziabile perché questo tema ha a che fare con la libertà. La Chiesa merita rispetto ma un grande partito deve comunque mantenere la sua autonomia intellettuale verso tutti», dichiarava nel febbraio 2007, mentre a distanza di un anno afferma che «non è un attentato al principio di laicità il fatto che il Papa possa prendere la parola» alla Sapienza.

Nemmeno come individuo, quindi non come rappresentante delle posizioni ufficiali governative, Mussi ha saputo esprimere un distacco da quanto avvenuto, criticare la scandalosa strumentalizzazione politica avvenuta ai danni dei professori. Ha saputo però deviare dalla linea caratteristica della Sinistra Democratica, a scapito di quanti credevano ancora nel suo progetto...

lunedì 21 gennaio 2008

Due pensieri sulla mancata visita del Papa all'Università La Sapienza

Tolleranza "all'italiana"

di Paola Cabutto

Perchè manifestare contro la visita del Papa all’Università La Sapienza di Roma in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico 2007/2008?
Perché impedire ad un luminare della cultura, perché tutto si può dire di Papa Benedetto ma non che non sia un uomo di elevata cultura, di inaugurare un anno accademico in un’Università che si presume debba essere luogo privilegiato per l’espressione della cultura stessa?
Perché fare della facile ironia sulla figura umana di Joseph Ratzinger quando per persone molto meno interessanti e più spaventosamente ignoranti si stendono tappeti rossi?
Perché, invece di chiudersi sulle proprie posizioni, i giovani dell’ateneo romano, e dolorosamente bisogna anche menzionare alcuni docenti che hanno dimostrato un’ottusità stratosferica, non hanno accettato un confronto aperto e sereno con il Pontefice?
Pensavano che Ratzinger si sarebbe presentato con la guardia svizzera e avrebbe sequestrato tutti occupando l’ateneo per ottenere il più alto numero possibile di conversioni?
Non penso che il Suo intento fosse esattamente quello; semplicemente poteva essere un’occasione per una lettura in chiave cristiana dell’istituzione universitaria e di incoraggiamento per chi ancora oggi, nonostante le discriminazioni messe in atto da questa nostra società che si professa aperta al dialogo, alla tolleranza e all’accettazione, crede in Dio, per chi ha una fede salda costruita su principi che vanno aldilà dell’uomo Ratzinger ma che trovano piena espressione nella figura papale.
Un’ultima riflessione sulle autorità chiamate in causa per questo fatto di cronaca: perché se il Presidente Napolitano, il Rettore dell’Ateneo romano e altre personalità politiche e non hanno espresso “rammarico e indignazione” per questa vicenda, non sono intervenuti prima che questa decisione venisse presa?
La situazione è tipica delle istituzioni italiane: è inutile “piangere sul latte versato” ma forse bisognerebbe iniziare a riflettere…

Mi si nota di più se vengo e resto in disparte o se non vengo per niente?

di Luca Restivo

Non dico che su questa faccenda del Papa sento puzza di bruciato perché mi sembrerebbe poco carino richiamare alla mente Giordano Bruno proprio in questa occasione, ma di certo ho come l’impressione che la realtà sia dannatamente più complessa di quanto possa apparire.

Innanzitutto, alcuni dati di fatto che non possono essere esclusi dalla discussione:

  1. seppur descritte dai giornalisti quasi si trattasse delle truppe di Rommel pronte alla campagna d’Africa, chi il Pontefice si sarebbe trovato davanti alla Sapienza non sarebbe stato che una folla di persone che legittimamente (legittimamente) esprimeva il suo diritto di protesta con armi letali quali cartelli di cartone e maschere di plastica fino a prova contraria la possibilità di manifestare è ancora contemplata dalla Costituzione e, per quanto ricordo, nessun comma bolla come illegale la contestazione ad un Pontefice
  2. la citazione più citata del pianeta, ovvero quella di Voltaire (“non sono d’accordo con te ma mi farò uccidere per far sì che tu possa esprimere la tua opinione”) non c’entra nulla con questa storia, con buona pace dei giornalisti del “Foglio”. Non c’entra nulla per due motivi:
    1. il Papa aveva il pieno diritto di parlare
    2. i manifestanti avevano il pieno diritto di parlare
  3. alcuni autorevoli commentatori sostengono che mentre in U.S.A. il presidente iraniano Ahmadinejad può parlare all’università, in Italia il Papa non può farlo per via di un clima ostile concludendo che quindi siamo un paese poco libero. Il che è certamente vero, ma per altri motivi, che fanno rima con “–usconi”. Il Papa infatti poteva tranquillamente venire in facoltà (usando la metro, linea Blu) e tenere il suo discorso, ma per sua volontà (e solo per sua volontà) non ha voluto.
Ora, please, usiamo un po’ di memoria.

Nemmeno una settimana fa, dopo un incontro con Veltroni, Ratzinger rilascia una nota dove evidenzia il degrado in cui versa la città di Roma. Il giorno dopo (il giorno dopo!), come se fosse un berlusconi qualsiasi, parte la smentita, ma la frittata ormai era fatta, così come la dimostrazione di forza nei confronti di Walter. Ora, sfruttando un’occasione preziosissima servitagli su un piatto d’argento, gli ambienti del Vaticano hanno fatto fare una figura a dir poco barbina anche al governo Prodi, finendo per di più dalle parte delle vittime.

Chissà perché, ma con il clima che si è creato (o meglio, che qualcuno che capisce come funzionano i media e che bazzica il Vaticano ha creato ad arte…) credo che nei prossimi mesi gli attacchi alla 194 e leggi simili si faranno sempre più insistenti e le voci contrarie sempre più flebili…

domenica 20 gennaio 2008

Inchiostro, il pluralismo e la visita del Papa alla Sapienza

Di fronte all'assurda situazione creatasi a seguito del mancato intervento di Benedetto XVI all'Università "La Sapienza", la redazione di Inchiostro esprime tutta la solidarietà ai 67 professori attaccati duramente (vedi il paradossale blog http://www.pluralisti.blogspot.com) per aver espresso la propria contrarietà alla visita del Pontefice.

Un chiarimento per tutti coloro che vogliono trarre da questa iniziativa conclusioni affrettate e imprecise: non si tratta di lodare i docenti in questione per aver impedito l'intervento del Papa ma, piuttosto, si tratta di difendere un principio che dovrebbe essere inalienabile - il pluralismo - ma che invece rischia di essere intaccato e messo in disparte.

Come studenti, come giornalisti, come cittadini ci schieriamo in difesa della pluralità di opinioni, idee, credi e convinzioni. E il cosiddetto "buonismo", stavolta, non c'entra proprio nulla.

Ecco il nostro pensiero, inviato ai 67 docenti:

Stimati docenti,

La redazione di Inchiostro, il giornale degli studenti dell’Università di Pavia, esprime la massima solidarietà a voi tutti per gli avvenimenti di questi giorni che vi hanno resi protagonisti involontari di una vicenda davvero sconsolante.

Come giornale studentesco cerchiamo, nel nostro piccolo, di difendere strenuamente quel concetto che nel nostro Paese così strano sembra essere sempre più sconosciuto: il pluralismo. 

Siamo convinti che ogni singolo individuo, indipendentemente dal ruolo o dalla carica che occupa, possieda il diritto inalienabile di esprimere la propria opinione, le proprie idee, le proprie convinzioni.

Nonostante molti di noi non condividano personalmente le idee di cui il capo della Chiesa Cattolica si fa portatore, non crediamo che per questo si debbano mettere in gioco i principi basilari di tolleranza e pluralismo, cardini della nostra società democratica, basata sulla tutela delle libertà.

Per lo stesso motivo crediamo profondamente che il vostro dissenso all’intervento di Papa Benedetto XVI all’Università “La Sapienza” di Roma, espresso in modo assolutamente civile e corretto, sia altrettanto valido e giusto, in forza dei principi sopra elencati.

Non crediamo invece né giusto né civile che questa vostra opinione venga strumentalizzata dai mezzi di informazione, aprendo così una moderna “caccia alle streghe” basata sulla violazione di un diritto inalienabile.

Per la redazione di Inchiostro,

Alberto Bianchi

Direttore Responsabile

«Posso non condividere la tua opinione,

ma sono disposto a dare la mia vita affinché tu possa esprimerla»

Voltaire

 

giovedì 17 gennaio 2008

Satana è dappertutto, anche nelle università

Molto probabilmente voi non lo sapete, ma sarebbe comunque difficile saperlo. Quelli che ne sono a conoscenza fanno parte di un gruppuscolo e, come in "Fight club", hanno come regola principale la segretezza. Se tuttavia qualcosa dovesse uscire di bocca, verrebbe insabbiata sotto l'accusa di "diceria", "bufala", "maldicenza".
Poi però, fortunatamente, ci sono delle persone coraggiose come Padre Livio Fanzaga che denunciano pubblicamente, dai microfoni di una delle radio più diffuse in Italia, un fatto grave: tra i vostri colleghi, tra gli studenti universitari, ci sono dei gruppuscoli satanici, "al limite del satanismo".

"Satana è dappertutto, anche nelle università"
Padre Fanzaga vi dirà di più: quel professore che tanto vi importuna con la sua severità, quello che vi mette 17 all'esame per la terza volta, o quell'altro professore di biologia iscritto al "Pastafarianesimo" e molto critico verso i creazionisti, ecco, loro sono dei diavoli "con tanto di tridente e di coda".

"State tranquilli che è così" -dice il religioso- "non mi posso sbagliare". E continua: "Se tu vai lì con quella gente lì e gli spruzzi l'acqua santa esce fuori il fuoco, fumano, se gli spruzzi con l'acqua santa fumano quella gente lì", per chi non avesse chiaro il concetto. "Come avviene negli esorcismi più tremendi".
E io -ingenuo- che pensavo fumassero solo drum e canne.

Intanto il Ministro dell'Università e della Ricerca Fabio Mussi denuncia: "C'è stata un'ignobile fuga di notizia dagli ambienti giudiziari".

martedì 15 gennaio 2008

Universitari romani contro la visita del Papa

Il rettorato della Sapienza occupato contro la visita del Papa. Che ne pensate?

mercoledì 9 gennaio 2008

Beppe Alfano



L'8 gennaio 1993 cadeva, sotto i proiettili della mafia, il giornalista Giuseppe Aldo Felice Alfano.

giovedì 3 gennaio 2008

Lo Stato dell'Università...


Per chi se lo fosse perso o per chi non fosse al corrente dei problemi dell'università italiana, vi propongo un estratto da una puntata di "Exit" di La7.
Da rilevare gli interventi di Daniele Giordano, eletto nel 2004 al CNSU e attuale coordinatore nazionale dell'UDU (fonte).

domenica 30 dicembre 2007

Nuovi concorsi per i ricercatori e un'agenzia di valutazione

Sembra che qualcosa si stia muovendo e che, con l’anno nuovo, qualcosa di positivo possa accadere nel mondo universitario italiano. Dopo aver creato il suo nuovo giocattolo, la “Sinistra democratica” e essersi unito al gioco di altri colleghi con “La Sinistra – Arcobaleno”, il ministro dell’Università Fabio Mussi torna al lavoro occupandosi di ciò di cui dovrebbe occuparsi quotidianamente. Venerdì 28 dicembre infatti il Consiglio dei Ministri ha approvato il dispositivo che riapre le selezioni per accedere ai ruoli dei professori associati e ordinari (previsti 4.000/4.200 nuovi ricercatori entro il 2009), bloccate da due anni e la nascita dell’ Anvur.

L’Anvur sarà un’agenzia di valutazione degli atenei italiani. Selezionerà i più produttivi che –conseguentemente- riceveranno più fondi a scapito degli altri atenei meno efficienti.

Si spera che l’Anvur potrà risolvere il problema dei fondi destinati alla ricerca che, come mostra un’inchiesta de “l’Espresso” (leggete qui), vengono ‘sprecati’ essendo devoluti a atenei e ricercatori che non fanno ricerca. Alla faccia di tutti quelli che accusano i tagli di fondi alla ricerca da parte de governo.

Tuttavia il ministro Fabio Mussi continua a non convincere malgrado la riapertura dei concorsi : l’Andu (Associazione nazionale docenti universitari) giudica che le nuove regole per i concorsi universitari non siano ‘rivoluzionarie’ come vorrebbe il ministro, in quanto non fanno altro che ripristinare legge 210 del 1998 con una variazione: «a un posto bandito corrisponderà un solo vincitore. Non esisterà più il sistema delle idoneità». Secondo l’Andu: «la nuova legge sui concorsi in discussione alla Camera lascia intatta la divisione della docenza universitaria in tre ruoli (non distinguendo tra reclutamento e progressione di carriera), introduce la libera docenza a termine, gestita dai gruppi dominanti a livello nazionale, e salvaguarda la cooptazione locale».

venerdì 21 dicembre 2007

Concorso Vita Nòva

Vi proponiamo un concorso indetto dal Sole24Ore, Vita Nòva.

Immersi in una grande trasformazione, dall’epoca industriale all’era della conoscenza, gli italiani hanno bisogno di raccontarsi. I protagonisti del cambiamento sono imprenditori, visionari, intellettuali, artisti. Gli oggetti del cambiamento sono i prodotti, i servizi, le idee, le opere d’autore.

La vita quotidiana è un quadro che muta, come il paradigma che le conferisce direzione e senso. Tutti hanno storie da raccontare per elaborare la grande trasformazione. Molti, speriamo, le vorranno condividere con il pubblico di «Nòva24». Nella chiave peculiare di «Nòva24»: mettendo al centro la persona, la sua capacità di innovare, tesa a cambiare il mondo in base al sogno, molto concreto, di poterlo migliorare.

Già. Perché VitaNòva non è solo un concorso. È un vero e proprio forum al quale tutti sono invitati a partecipare. Con testi, foto, video, audio che possano raccontare in breve che cos’è l’innovazione e chi è l’innovatore. Per contribuire a diffondere l’idea che proprio concentrandoci sull’innovazione possiamo guardare al passaggio storico nel quale siamo, appunto, immersi, con un poco di ottimismo.

I partecipanti a VitaNòva racconteranno l’innovazione con opere che siano pensate per essere utilizzate in rete, diffuse, richiamate, riproposte: una sorta di campagna di promozione virale delle storie che possono cambiare il mondo. Con ironia, o con crudezza, o con realismo.

Lo stile narrativo dovrà catturare l’attenzione e muovere le coscienze. Perché stiamo cercando di richiamare le persone sensibili alla consapevolezza che è tempo di reagire, costruttivamente, alle difficoltà che viviamo: lavorando per una qualità dello sviluppo più decente, più intelligente, più orientata al lungo termine.

E, naturalmente, VitaNòva è anche un concorso. Che parte oggi e si chiude il 31 gennaio 2008. In palio premi tecnologicamente avanzati che saranno assegnati da una giuria di esperti.

Ma quello che conta è partecipare: perché in questo modo chi crede nell’innovazione e sa quanto ci sia bisogno di sostenerla, ogni giorno, vince di sicuro. Gli innovatori italiani si sentono spesso soli di fronte alle difficoltà che il contesto impone. Ma non sono soli. Sono molti e di grandissima bravura. Raccontarli, raccontare le loro idee, raccontare i risultati che generano ha un valore sociale enorme. E il pubblico attivo spesso dimostra di essere il migliore narratore di se stesso. Può farlo anche con VitaNòva. Buona creatività!

domenica 16 dicembre 2007

Dei pericolosi giovani intellettuali sovversivi


A “Generazione zero”, la rubrica di Annozero gestita da Beatrice Borromeo, se ne sono viste delle belle il 6 dicembre.

Il tema della puntata era “Libera o occupata”, e si riferiva alla Rai, al sistema televisivo italiano e alla censura. Per la sua rubrica personale dedicata ai “giovani” la Borromeo di solito invita giovani impegnati in partiti o in associazioni, generalmente tutti giovani impegnati e conoscitori del tema, testimoni o protagonisti malgrado loro. Questa volta aveva con sé i Gemelli DiVersi.

Il DJ THG (34 anni), Strano (36), Thema (35) e Grido (28, fratello di J Ax dei furono Articolo 31), eccoli i giovani della puntata. Il merito di essere invitati in qualità di “giovani” e “esperti” del tema? Hanno scritto una canzone che si chiama “Istruzioni per l’illuso” (trovate qui il testo) che, a detta della Borromeo, «è una critica veramente feroce alla televisione italiana». Allo stesso tempo ci fa capire un po’ gli stardard culturali della biondina).

«Siamo ridotti al punto che per trovare un po’ di informazione vera bisogna stare ad ascoltare le parodie dei comici, […], bisogna lasciarsi informare da quelli che fanno cabaret, mentre quelli che fanno informazione fanno ridere». Delle parole che incendiano la discussione, parole di fuoco, o meglio di “Fuego” (loro album del 2002).

Alla Borromeo giunge un suggerilmento dalle quinte (sembra Ambra a “Non è la Rai”), una timida domandina al dj THG, forse l’unica buona della rubbrica della puntata: «Però voi ci lavorate anche in televisione, in un certo senso, usufruite di questo mezzo».

Lo sventurato rispose: «Bisogna stare all’interno del meccanismo per poterlo combattere». A queste parole si sente un’esplosione, “Boom” (oltre tutto titolo del loro ultimo album).
Loro danno un contributo “piccolissimo”, per ammissione dello stesso sventurato «per smuovere le coscienze». A questo punto si capisce perché Thg sta dietro i piatti e non canta. Grido osa di più: ormai i nuovi reality show sono quelli delle telecamere di sicurezza, dice denunciando questo pesante clima da “Grande fratello” orwelliano. Ci si chiede perché anche lui non faccia il dj.

Poco dopo è ancora il “fratello di” a fare paura alla politica italiana con i suoi toni indignati e le critiche pungenti. Oramai il danno è fatto, ecco il sistema sconvolto dall’interno proprio da loro che –ricordano- sono stati vittime ingiuste della censura di “Top of the pop” su Italia Uno. Questo malgrado facciano “solo cronaca” senza lanciare accuse, dice quello che porta gli stessi orecchini della vecchietta del piano di sopra. Così, se prima si censuravano i f**k e i b***h, ora si censurano i M**a e i C****a (Mora e Corona, dei quali sembrerebbero amichetti).

Dulcis in fundo: per chi non lo sapesse o non se lo ricordasse, i Gemelli DiVersi sono (o meglio erano) i presentatori di “Pimp my wheels” su Mtv, un programma non proprio educativo ma comicissimo per il suo carattere ridicolo. Tra qualche “bella lì” e qualche "dai zio", i GdV coi loro malefici aiutanti prendevano dei motorini scassati che venivano truccati, colorati appiccicandogli sopra qualche optionals adatto al personaggio: ad esempio a una studentessa di medicina le avevano aggiunto una valigetta del pronto soccorso, a uno snowboarder un porta-snowboard a mo’ di alettone posteriore. E non finisce qui, ai titoli di coda si poteva leggere (se si fosse stati abbastanza rapidi) che i motorini così truccati non potevano circolare liberamente. Bella fregatura, come il loro intervento ad Annozero.

Alla fine, il valore della rubrica in questa puntata? Dite un po' voi...



Tanto per rinfrescarvi le idee...

sabato 8 dicembre 2007

Dove finisce l'autorità
Il "Confine di Stato" secondo Simone Sarasso

Giaceva sulla scrivania della redazione da prima delle vacanze estive, intoccato e dimenticato dalla fretta, gli esami, le partenze e le assenze...Una dimenticanza che non si addiceva a questo libro, da non trascurare.

È il libro d’esordio di Simone Sarasso, giovane (classe 1978) autore di ‘Confine di Stato’, volume recentemente ripubblicato per i tipi della Marsilio.
Quattrocento e più pagine che potrebbero scoraggiare ma che, una volta sfogliate, non possono lasciare indifferenti.

Passandole in rassegna si nota subito una ricchezza diversa. I fumetti e i font ineguali ne mostrano solo una piccola parte. All’interno si mescolano gli stili: il narrare fitto fitto da thriller, i dispacci d’agenzia, le corrispondenze, gli articoli di cronaca, dialoghi hollywoodiani. In questo modo ‘Confine di Stato’ diventa un esempio di “register juxtapposition”, ovvero una sovrapposizione di stili, un mosaico.

E anche a livello narrativo è un mosaico o meglio un puzzle da comporre.

Si inizia con stralci di giornale e narrazioni in prima persona dei testimoni di un’autobomba a Milano, per poi spostarsi nello spazio e nel tempo a Roma, negli anni Cinquanta, per scoprire che l’Onorevole Mele non è nulla di nuovo nella storia dei democristiani italiani. Ci si immedesima prima in un commissario, subito dopo in un giornalista e poi un poliziotto speciale, i principali protagonisti in una vasta rete di comparse.
Procedendo con agilità nella lettura il puzzle si compone, qualcosa diventa più chiaro e (lo confesso) bisogna interrompersi ogni tanto per curiosare su Wikipedia o le puntate di “Blunotte” per vedere che molti fatti sono reali. Fortunatamente i dialoghi da film d’azione ci ricordano che tutto vero non è.

Alla fine delle pagine il libro non termina lì. Trionfo dell’intertestualità, si sente il bisogno di sfogliare qualche libro della storia segreta d’Italia e aspettare l’uscita del secondo, e poi il terzo, tomo dell’opera sarassiana.

Non sarà certo della letteratura alta (in fondo, il noir non lo nasce), ma la varietà dello stile e l'opera di riscrittura di Simone Sarasso vanno premiati per il lavoro e la passione, e dimostrano ancora una volta che il giallo in Italia ha un buon terreno di crescita.
Sarà anche un po’ colpa della storia nascosta del nostro paese?

(and.giamb.)

NB: il libro è nella cinquina dei contendenti del prestigioso Premio Scerbanenco.

martedì 27 novembre 2007

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venerdì 23 novembre 2007

Notizie dai Medici Neolaureati Pavia

1 - "Noi non siamo dei 'bamboccioni'": giovani medici in rivolta a Milano contro il Ministro Mussi

Al grido di "Noi non siamo dei 'bamboccioni'" e "Per cercare la meritocrazia, dobbiamo fuggir via", oltre 600 neolaureati in medicina, di cui un centinaio da Pavia, hanno manifestato oggi in camice bianco a Milano in Piazza Cavour contro il decreto che il Ministro Fabio Mussi si accinge a firmare per bandire i concorsi delle scuole di specializzazione di area sanitaria.
In base al testo alla firma del Ministro, per un cavillo burocratico essi verrebbero esclusi dalla possibilità di partecipare alla prova di selezione tutti i medici laureatisi perfettamente in corso nello scorso anno accademico nelle prime sessioni utili, in quanto per solo poche settimane non ancora in possesso del titolo di abilitazione allo svolgimento della professione medica. A tale concorso potrebbero quindi solo partecipare gli studenti laureatisi fuori-corso negli anni precedenti e tutti i respinti ai concorsi precedenti.
"Non comprendiamo quali siano le motivazioni che abbiano spinto il Ministro Mussi, che in queste settimane si è dimostrato sordo alle richieste dei neolaureati, a prendere una tale decisione ", afferma il dott Massimo Slavich, neolaureato in Medicina e Chirurgia perfettamente in corso e con 110 e lode. Continua in dott. Giovanni Coppi (neodottore con110 e lode e menzione onorevole accademica): " Sebbene mettere ordine ai concorsi di ammissione per le scuole di specializzazione sia sicuramente una priorità, il provvedimento ministeriale nella presente forma penalizza pesantemente i futuri medici più meritevoli e capaci, che dovrebbero attendere almeno un anno per i concorsi futuri. Numerosi neolaureati, molti dei quali con pieni voti assoluti e lode, hanno già manifestato la loro intenzione di concorrere in altri paesi dell'Unione Europea o negli Stati Uniti, per non perdere ulteriore tempo in un già lungo percorso di formazione professionale ".
Contro questo assurdo provvedimento e a sostegno dei medici neolaureati si stanno mobilitando la Conferenza dei Rettori delle Università Italiane (CRUI) e la Conferenza Permanente dei Presidi e Presidenti di Consigli di Corso di Laurea di Medicina e Chirurgia (riunita al momento a Roma e che ha già espresso parere estremamente negativo sul testo alla firma del Ministro).
I giovani medici chiedono quindi nuovamente al Ministro Mussi di modificare il provvedimento di bando dei concorsi per le scuole di specializzazione al fine di permettere anche ai neolaureati meritevoli di prenderne parte. " La firma del decreto nella presente forma porterebbe con sé un unico messaggio: l'unica via che i giovani e brillanti cervelli italiani possono percorrere per trovare premiata la meritocrazia e l'eccellenza è la fuga all'estero " concludono i referenti dei nuovi medici.

2 - Giustizia è fatta Il Ministro Mussi ascolta le ragioni dei neo-laureati

Giustizia è fatta. Il Ministro Mussi ascolta le ragioni dei neo-laureati. Federspecializzandi esprime soddisfazione per il risultato ottenuto. Le numerose manifestazioni dei neo-laureati e le prese di posizione della C.R.U.I., della Conferenza Unificata dei Presidi e dei Presidenti di C.C.L. di Medicina hanno fatto si che il Ministro Mussi in conferenza stampa comunicasse che i neo-laureati di Luglio e Ottobre 2007 non verranno esclusi dal Bando di Specializzazione 2007/2008.
A seguire il comunicato stampa del MUR: Il Ministro dell'Università e della Ricerca, on. Fabio Mussi, ha emesso oggi i seguenti decreti: - con un primo decreto, ha fissato al 6 febbraio 2008 l'esame di abilitazione alla professione medica; - con un secondo decreto, ha fissato al 10 marzo 2008 l'avvio dei corsi di specializzazione in Medicina e Chirurgia. Il Ministro ha anche presentato un emendamento alla legge Finanziaria, con il quale si prevede che, dal prossimo anno accademico, 2008-09, agli esami di ammissione alle scuole di specializzazione potranno partecipare, oltre ai laureati in Medicina e Chirurgia, anche gli studenti iscritti all'ultimo anno di corso di laurea in regola con gli esami. E gli studenti fuori corso che abbiano sostenuto tutti gli esami. In ogni caso, la laurea, ove non già posseduta, e l'abilitazione alla professione dovranno essere conseguite entro la data di avvio dei corsi di specializzazione.
Roma, 22 novembre 2007


giovedì 15 novembre 2007

I Blogger E Gli Ottuagenari

Eccomi qua a correlare l'articolo di Novembre con i promessi link riguardanti i Blog e la legge Levi-Prodi. Prima una rapida carrellata di wiki per informazioni generali, poi i link veri e propri: dalla descrizione della legge Levi-Prodi al Blog di Beppe Grillo.

Il Triangolo Nero

Introduzione Di Maria Luisa Fonte
Vi propongo questo manifesto che parla della situazione attuale per quanto riguarda Rom e stranieri in genere. A mio parere stiamo andando incontro a una specie di xenofobia di massa pilotata dai media e dalle forze politiche. Sarebbe bello, invece, andare a ricercare i fatti, vedere ciò che è la realtà e non proporre la visione superficiale da uno dei milioni di minuscoli punti di vista. Sarà presunzione, ma almeno noi, nel piccolo del nostro giornale, lo possiamo fare. Il manifesto è firmato da parecchi, dateci un'occhio. Ho trovato anche questo frammento che mi è piaciuto molto e ve lo riporto:


"Ti offro questi dati affinché niente muoia, né i morti di ieri, né i resuscitati di oggi. Voglio brutale la mia voce, non la voglio bella, non pura, non di tutte le dimensioni.La voglio lacerata da parte a parte, non voglio si diverta, perché parlo infine dell'uomo e del suo rifiuto, del suo marcio quotidiano, della sua spaventosa rinuncia. Voglio che tu racconti."
Frantz Fanon


IL TRIANGOLO NERO
Violenza, propaganda e deportazione.
Un manifesto di scrittori, artisti e intellettuali contro la violenza su rom, rumeni e donne*

La storia recente di questo paese è un susseguirsi di campagne d'allarme, sempre più ravvicinate e avvolte di frastuono. Le campane suonano a martello, le parole dei demagoghi appiccano incendi, una nazione coi nervi a fior di pelle risponde a ogni stimolo creando "emergenze" e additando capri espiatori.
Una donna è stata violentata e uccisa a Roma. L'omicida è sicuramente un uomo, forse un rumeno. Rumena è la donna che, sdraiandosi in strada per fermare un autobus che non rallentava, ha cercato di salvare quella vita. L'odioso crimine scuote l'Italia, il gesto di altruismo viene rimosso.

Il giorno precedente, sempre a Roma, una donna rumena è stata violentata e ridotta in fin di vita da un uomo. Due vittime con pari dignità? No: della seconda non si sa nulla, nulla viene pubblicato sui giornali; della prima si deve sapere che è italiana, e che l'assassino non è un
uomo, ma un rumeno o un rom.
Tre giorni dopo, sempre a Roma, squadristi incappucciati attaccano con spranghe e coltelli alcuni rumeni all'uscita di un supermercato, ferendone quattro. Nessun cronista accanto al letto di quei feriti, che rimangono senza nome, senza storia, senza umanità. Delle loro condizioni, nulla è più dato sapere.
Su queste vicende si scatena un'allucinata criminalizzazione di massa. Colpevole uno, colpevoli tutti. Le forze dell'ordine sgomberano la baraccopoli in cui viveva il presunto assassino. Duecento persone, tra cui donne e bambini, sono gettate in mezzo a una strada.

E poi? Odio e sospetto alimentano generalizzazioni: tutti i rumeni sono rom, tutti i rom sono ladri e assassini, tutti i ladri e gli assassini devono essere espulsi dall'Italia. Politici vecchi e nuovi, di destra e di sinistra gareggiano a chi urla più forte, denunciando l'
emergenza. Emergenza che, scorrendo i dati contenuti nel Rapporto sulla Criminalità (1993-2006), non esiste: omicidi e reati sono, oggi, ai livelli più bassi dell'ultimo ventennio, mentre sono in forte crescita i reati
commessi tra le pareti domestiche o per ragioni passionali. Il rapporto Eures-Ansa 2005, L'omicidio volontario in Italia e l'indagine Istat 2007 dicono che un omicidio su quattro avviene in casa; sette volte su dieci la vittima è una donna; più di un terzo delle donne fra i 16 e i 70 anni
ha subito violenza fisica o sessuale nel corso della propria vita, e il responsabile di aggressione fisica o stupro è sette volte su dieci il marito o il compagno: la famiglia uccide più della mafia, le strade sono spesso molto meno a rischio-stupro delle camere da letto.
Nell'estate 2006 quando Hina, ventenne pakistana, venne sgozzata dal padre e dai parenti, politici e media si impegnarono in un parallelo fra culture. Affermavano che quella occidentale, e italiana in particolare era felicemente evoluta per quanto riguarda i diritti delle donne. Falso: la violenza contro le donne non è un retaggio bestiale di culture altre, ma cresce e fiorisce nella nostra, ogni giorno, nella costruzione e nella moltiplicazione di un modello femminile che privilegia l'aspetto fisico e la disponibilità sessuale spacciandoli come conquista. Di contro, come testimonia il recentissimo rapporto del World Economic Forum sul Gender Gap, per quanto riguarda la parità femminile nel lavoro, nella salute, nelle aspettative di vita, nell'influenza politica, l'Italia è 84esima. Ultima dell'Unione Europea. La Romania è al 47esimo posto.

Se questi sono i fatti, cosa sta succedendo? Succede che è più facile agitare uno spauracchio collettivo (oggi i rumeni, ieri i musulmani, prima ancora gli albanesi) piuttosto che impegnarsi nelle vere cause del panico e dell'insicurezza sociali causati dai processi di globalizzazione. Succede che è più facile, e paga prima e meglio sul piano del consenso viscerale, gridare al lupo e chiedere espulsioni, piuttosto che attuare le direttive europee (come la 43/2000) sul diritto all'assistenza sanitaria, al lavoro e all'alloggio dei migranti; che è più facile mandare le ruspe a privare esseri umani delle proprie misere case, piuttosto che andare nei luoghi di lavoro a combattere il lavoro nero.

Succede che sotto il tappeto dell'equazione rumeni-delinquenza si nasconde la polvere dello sfruttamento feroce del popolo rumeno. Sfruttamento nei cantieri, dove ogni giorno un operaio rumeno è vittima di un omicidio bianco. Sfruttamento sulle strade, dove trentamila donne rumene costrette a prostituirsi, metà delle quali minorenni, sono cedute dalla malavita organizzata a italianissimi clienti (ogni anno nove milioni di uomini italiani comprano un coito da schiave straniere, forma di violenza sessuale che è sotto gli occhi di tutti ma pochi vogliono vedere). Sfruttamento in Romania, dove imprenditori italiani - dopo aver "delocalizzato" e creato disoccupazione in Italia - pagano salari da fame ai lavoratori.

Succede che troppi ministri, sindaci e giullari divenuti capipopolo giocano agli apprendisti stregoni per avere quarti d'ora di popolarità. Non si chiedono cosa avverrà domani, quando gli odii rimasti sul terreno continueranno a fermentare, avvelenando le radici della nostra
convivenza e solleticando quel microfascismo che è dentro di noi e ci fa desiderare il potere e ammirare i potenti. Un microfascismo che si esprime con parole e gesti rancorosi, mentre già echeggiano, nemmenotanto distanti, il calpestio di scarponi militari e la voce delle armi da fuoco.

Succede che si sta sperimentando la costruzione del nemico assoluto, come con ebrei e rom sotto il nazi-fascismo, come con gli armeni in Turchia nel 1915, come con serbi, croati e bosniaci, reciprocamente, nell'ex-Jugoslavia negli anni Novanta, in nome di una politica che
promette sicurezza in cambio della rinuncia ai principi di libertà, dignità e civiltà; che rende indistinguibili responsabilità individuali e collettive, effetti e cause, mali e rimedi; che invoca al governo uomini forti e chiede ai cittadini di farsi sudditi obbedienti.
Manca solo che qualcuno rispolveri dalle soffitte dell'intolleranza
il triangolo nero degli asociali, il marchio d'infamia che i nazisti applicavano agli abiti dei rom. E non sembra che l'ultima tappa, per ora, di una prolungata guerra contro i poveri.
Di fronte a tutto questo non possiamo rimanere indifferenti. Non ci appartengono il silenzio, la rinuncia al diritto di critica, la dismissione dell'intelligenza e della ragione. Delitti individuali non giustificano castighi collettivi. Essere rumeni o rom non è una forma di "concorso morale".

Non esistono razze, men che meno razze colpevoli o innocenti.
Nessun popolo è illegale.