giovedì 15 novembre 2007

Il Triangolo Nero

Introduzione Di Maria Luisa Fonte
Vi propongo questo manifesto che parla della situazione attuale per quanto riguarda Rom e stranieri in genere. A mio parere stiamo andando incontro a una specie di xenofobia di massa pilotata dai media e dalle forze politiche. Sarebbe bello, invece, andare a ricercare i fatti, vedere ciò che è la realtà e non proporre la visione superficiale da uno dei milioni di minuscoli punti di vista. Sarà presunzione, ma almeno noi, nel piccolo del nostro giornale, lo possiamo fare. Il manifesto è firmato da parecchi, dateci un'occhio. Ho trovato anche questo frammento che mi è piaciuto molto e ve lo riporto:


"Ti offro questi dati affinché niente muoia, né i morti di ieri, né i resuscitati di oggi. Voglio brutale la mia voce, non la voglio bella, non pura, non di tutte le dimensioni.La voglio lacerata da parte a parte, non voglio si diverta, perché parlo infine dell'uomo e del suo rifiuto, del suo marcio quotidiano, della sua spaventosa rinuncia. Voglio che tu racconti."
Frantz Fanon


IL TRIANGOLO NERO
Violenza, propaganda e deportazione.
Un manifesto di scrittori, artisti e intellettuali contro la violenza su rom, rumeni e donne*

La storia recente di questo paese è un susseguirsi di campagne d'allarme, sempre più ravvicinate e avvolte di frastuono. Le campane suonano a martello, le parole dei demagoghi appiccano incendi, una nazione coi nervi a fior di pelle risponde a ogni stimolo creando "emergenze" e additando capri espiatori.
Una donna è stata violentata e uccisa a Roma. L'omicida è sicuramente un uomo, forse un rumeno. Rumena è la donna che, sdraiandosi in strada per fermare un autobus che non rallentava, ha cercato di salvare quella vita. L'odioso crimine scuote l'Italia, il gesto di altruismo viene rimosso.

Il giorno precedente, sempre a Roma, una donna rumena è stata violentata e ridotta in fin di vita da un uomo. Due vittime con pari dignità? No: della seconda non si sa nulla, nulla viene pubblicato sui giornali; della prima si deve sapere che è italiana, e che l'assassino non è un
uomo, ma un rumeno o un rom.
Tre giorni dopo, sempre a Roma, squadristi incappucciati attaccano con spranghe e coltelli alcuni rumeni all'uscita di un supermercato, ferendone quattro. Nessun cronista accanto al letto di quei feriti, che rimangono senza nome, senza storia, senza umanità. Delle loro condizioni, nulla è più dato sapere.
Su queste vicende si scatena un'allucinata criminalizzazione di massa. Colpevole uno, colpevoli tutti. Le forze dell'ordine sgomberano la baraccopoli in cui viveva il presunto assassino. Duecento persone, tra cui donne e bambini, sono gettate in mezzo a una strada.

E poi? Odio e sospetto alimentano generalizzazioni: tutti i rumeni sono rom, tutti i rom sono ladri e assassini, tutti i ladri e gli assassini devono essere espulsi dall'Italia. Politici vecchi e nuovi, di destra e di sinistra gareggiano a chi urla più forte, denunciando l'
emergenza. Emergenza che, scorrendo i dati contenuti nel Rapporto sulla Criminalità (1993-2006), non esiste: omicidi e reati sono, oggi, ai livelli più bassi dell'ultimo ventennio, mentre sono in forte crescita i reati
commessi tra le pareti domestiche o per ragioni passionali. Il rapporto Eures-Ansa 2005, L'omicidio volontario in Italia e l'indagine Istat 2007 dicono che un omicidio su quattro avviene in casa; sette volte su dieci la vittima è una donna; più di un terzo delle donne fra i 16 e i 70 anni
ha subito violenza fisica o sessuale nel corso della propria vita, e il responsabile di aggressione fisica o stupro è sette volte su dieci il marito o il compagno: la famiglia uccide più della mafia, le strade sono spesso molto meno a rischio-stupro delle camere da letto.
Nell'estate 2006 quando Hina, ventenne pakistana, venne sgozzata dal padre e dai parenti, politici e media si impegnarono in un parallelo fra culture. Affermavano che quella occidentale, e italiana in particolare era felicemente evoluta per quanto riguarda i diritti delle donne. Falso: la violenza contro le donne non è un retaggio bestiale di culture altre, ma cresce e fiorisce nella nostra, ogni giorno, nella costruzione e nella moltiplicazione di un modello femminile che privilegia l'aspetto fisico e la disponibilità sessuale spacciandoli come conquista. Di contro, come testimonia il recentissimo rapporto del World Economic Forum sul Gender Gap, per quanto riguarda la parità femminile nel lavoro, nella salute, nelle aspettative di vita, nell'influenza politica, l'Italia è 84esima. Ultima dell'Unione Europea. La Romania è al 47esimo posto.

Se questi sono i fatti, cosa sta succedendo? Succede che è più facile agitare uno spauracchio collettivo (oggi i rumeni, ieri i musulmani, prima ancora gli albanesi) piuttosto che impegnarsi nelle vere cause del panico e dell'insicurezza sociali causati dai processi di globalizzazione. Succede che è più facile, e paga prima e meglio sul piano del consenso viscerale, gridare al lupo e chiedere espulsioni, piuttosto che attuare le direttive europee (come la 43/2000) sul diritto all'assistenza sanitaria, al lavoro e all'alloggio dei migranti; che è più facile mandare le ruspe a privare esseri umani delle proprie misere case, piuttosto che andare nei luoghi di lavoro a combattere il lavoro nero.

Succede che sotto il tappeto dell'equazione rumeni-delinquenza si nasconde la polvere dello sfruttamento feroce del popolo rumeno. Sfruttamento nei cantieri, dove ogni giorno un operaio rumeno è vittima di un omicidio bianco. Sfruttamento sulle strade, dove trentamila donne rumene costrette a prostituirsi, metà delle quali minorenni, sono cedute dalla malavita organizzata a italianissimi clienti (ogni anno nove milioni di uomini italiani comprano un coito da schiave straniere, forma di violenza sessuale che è sotto gli occhi di tutti ma pochi vogliono vedere). Sfruttamento in Romania, dove imprenditori italiani - dopo aver "delocalizzato" e creato disoccupazione in Italia - pagano salari da fame ai lavoratori.

Succede che troppi ministri, sindaci e giullari divenuti capipopolo giocano agli apprendisti stregoni per avere quarti d'ora di popolarità. Non si chiedono cosa avverrà domani, quando gli odii rimasti sul terreno continueranno a fermentare, avvelenando le radici della nostra
convivenza e solleticando quel microfascismo che è dentro di noi e ci fa desiderare il potere e ammirare i potenti. Un microfascismo che si esprime con parole e gesti rancorosi, mentre già echeggiano, nemmenotanto distanti, il calpestio di scarponi militari e la voce delle armi da fuoco.

Succede che si sta sperimentando la costruzione del nemico assoluto, come con ebrei e rom sotto il nazi-fascismo, come con gli armeni in Turchia nel 1915, come con serbi, croati e bosniaci, reciprocamente, nell'ex-Jugoslavia negli anni Novanta, in nome di una politica che
promette sicurezza in cambio della rinuncia ai principi di libertà, dignità e civiltà; che rende indistinguibili responsabilità individuali e collettive, effetti e cause, mali e rimedi; che invoca al governo uomini forti e chiede ai cittadini di farsi sudditi obbedienti.
Manca solo che qualcuno rispolveri dalle soffitte dell'intolleranza
il triangolo nero degli asociali, il marchio d'infamia che i nazisti applicavano agli abiti dei rom. E non sembra che l'ultima tappa, per ora, di una prolungata guerra contro i poveri.
Di fronte a tutto questo non possiamo rimanere indifferenti. Non ci appartengono il silenzio, la rinuncia al diritto di critica, la dismissione dell'intelligenza e della ragione. Delitti individuali non giustificano castighi collettivi. Essere rumeni o rom non è una forma di "concorso morale".

Non esistono razze, men che meno razze colpevoli o innocenti.
Nessun popolo è illegale.


10 commenti:

Inchiostro ha detto...

I commenti che vedrete di seguito sono scaturiti da una discussione all'interno della mailing list di redazione. Ci sembra interessante pubblicarli tutti e alimentare il dibattito.

Inchiostro ha detto...

Riguardo all'argomento, forse in modo piu' marginale, aggiungo questo
articolo, che si commenta da solo.

http://www.repubblica.it/2007/11/sezioni/cronaca/modena-video-compagna/modena-video-compagna/modena-video-compagna.html

Apa

Inchiostro ha detto...

non voglio passare per il razzista di Ink, ma non posso nemmeno fare a meno di pensare che la criminalità romena è un problema, serio, da non sottovalutare.

Proprio come la mafia, la camorra, la ndrangheta, la sacra corona unita....

L'unico modo per evitare derive xenofobe, come giustamente dice Amato e tutti (i pochi) membri del governo senza strutto davanti agli occhi, è proprio la sx che deve farsi carico di trovare una soluzione che sappia coniugare accoglienza ma anche (MA ANCHE) repressione dei fenomeni criminali...

Se si lascia la dx il monopolio del tema della sicurezza, berlusconi e l'allegra brigata governeranno per le prossime decadi...
... e state certi che loro non si faranno scrupoli morali di alcun tipo...

be realistic

Luca R

Inchiostro ha detto...

Non passi per razzista, come io non voglio passar per buonista.
Si tratta solo di guardare in faccia la realtà per quello che è e non generalizzare come al solito.
Sembra banale dirlo ma forse non lo è visto che, come ha fatto notare giustamente Alessio abbiamo una popolazione di adolescenti che fa di Internet una religione assoluta e ha perso ogni contatto con la realtà...e posso assicurare che è così perchè faccio lezione a un ragazzino di 13 anni che mi viene a dire che non vuole a scuola gli albanesi perchè rallentano il ritmo scolastico e tanto andranno a rubare.
Il vero problema è anche aggiornarsi.
A tal proposito Saviano in Gomorra è molto chiaro.
La Camorra non si chiama più così da molto tempo ormai, è il "Sistema" che ha ingoiato tutto ciò che è affare economico e fa parte della nostra vita quotidiana(quindi non più solo droga, prostitute e appalti edilizi).
Se si conoscono le dinamiche dei fatti, se si arriva alla diagnosi del problema, si arriva alla soluzione.
Se no, non si arriva a niente....solo le solite chiacchiere fumose e soffocanti alla Vespa.

Mari

Inchiostro ha detto...

Il problema però è dannatamente difficile da analizzare e risolvere.
Probabilmente troppo difficile per l'attuale classe politica italiana,
molto abile nell'armeggiare attorno al suo teatrino e a distoglierci dai problemi più seri.
Ed il rischio è l'atrofizzarsi della nostra attenzione proprio verso le "chiacchiere fumose"
provenienti dai programmi di Vespa, Mentana e altri...
Il rischio è che l'espressione "repressione dei fenomeni criminali" si trasformi in
"repressione dei rumeni" sotto i nostri occhi passivi,
e forse è proprio ciò che sta accadendo.
Va bene, la sinistra deve appropriarsi del tema della sicurezza. Giustissimo.
Però non deve poi darne attuazione alla maniera della destra,
accorgendosi del problema dei rumeni in Italia 2 settimane fa
a causa di un omicidio...

il qualunquista
gabri

Inchiostro ha detto...

... tanto per la cronaca: ho letto Saviano, un anno fa (14 settembre 2006), so benissimo che adesso si chiama "sistema".

Ma anche se adesso Prince non si chiama più Prince ma "L'artista un tempo conosciuto come Prince" e io chiamo chi canta "Purlpe rain" semplicemente Prince si capisce lo stesso cosa volevo dire.

O no?

Luca R

Inchiostro ha detto...

bah,
io sti manifesti ormai ci credo un po' poco, anche perché citare dati preindulto.
"Le statistiche dicono che dopo l'ultimo indulto le rapine in banca sono quasi raddoppiate. Più in generale, varie tipologie di crimine subiscono improvvise impennate nei periodi successivi ai provvedimenti di clemenza. Con costi sociali superiori ai benefici"
http://www.lavoce.info/articoli/-giustizia/pagina2884.html
io starei attento, in primis, a non mescolare insieme "giovani generazioni che vivono su internet" con altri problemi. Credo siano due fatti "leggermente" diversi: il 13 non guarda domenica in dove si presenta fini a parlare di sicurezza o portaaporta

Quanto al problema rom, rumeni, albanesi anche qui credo basti leggere un quotidiano serio (la stampa, il messaggero, il corriere della sera, il sole 24 ore, tanto per citarne qualcuno) per farsi un'idea leggermente diversa da dosi massive di studio aperto e/o vespa, lanci di agenzia in rete, a caso cito lipperini, ainis, bettizza, spinelli, ostellino.

M_R

Anonimo ha detto...

Per Luca R: quello della Camorra era solo un esempio che andava a dimostrare che spesso i fenomeni sociali cambiano con una velocità superiore a quella della nostra percezione cosciente...non oserei mai mettermi a fare lezione su queste cose ;-)
Mari

Andrea ha detto...

http://documentidossier.splinder.com/post/14544335/I+crimini+commessi+dai+romeni

Mizar ha detto...

Azz, non capisco come mai ma posta i link incompleti