domenica 30 dicembre 2007

Nuovi concorsi per i ricercatori e un'agenzia di valutazione

Sembra che qualcosa si stia muovendo e che, con l’anno nuovo, qualcosa di positivo possa accadere nel mondo universitario italiano. Dopo aver creato il suo nuovo giocattolo, la “Sinistra democratica” e essersi unito al gioco di altri colleghi con “La Sinistra – Arcobaleno”, il ministro dell’Università Fabio Mussi torna al lavoro occupandosi di ciò di cui dovrebbe occuparsi quotidianamente. Venerdì 28 dicembre infatti il Consiglio dei Ministri ha approvato il dispositivo che riapre le selezioni per accedere ai ruoli dei professori associati e ordinari (previsti 4.000/4.200 nuovi ricercatori entro il 2009), bloccate da due anni e la nascita dell’ Anvur.

L’Anvur sarà un’agenzia di valutazione degli atenei italiani. Selezionerà i più produttivi che –conseguentemente- riceveranno più fondi a scapito degli altri atenei meno efficienti.

Si spera che l’Anvur potrà risolvere il problema dei fondi destinati alla ricerca che, come mostra un’inchiesta de “l’Espresso” (leggete qui), vengono ‘sprecati’ essendo devoluti a atenei e ricercatori che non fanno ricerca. Alla faccia di tutti quelli che accusano i tagli di fondi alla ricerca da parte de governo.

Tuttavia il ministro Fabio Mussi continua a non convincere malgrado la riapertura dei concorsi : l’Andu (Associazione nazionale docenti universitari) giudica che le nuove regole per i concorsi universitari non siano ‘rivoluzionarie’ come vorrebbe il ministro, in quanto non fanno altro che ripristinare legge 210 del 1998 con una variazione: «a un posto bandito corrisponderà un solo vincitore. Non esisterà più il sistema delle idoneità». Secondo l’Andu: «la nuova legge sui concorsi in discussione alla Camera lascia intatta la divisione della docenza universitaria in tre ruoli (non distinguendo tra reclutamento e progressione di carriera), introduce la libera docenza a termine, gestita dai gruppi dominanti a livello nazionale, e salvaguarda la cooptazione locale».

venerdì 21 dicembre 2007

Concorso Vita Nòva

Vi proponiamo un concorso indetto dal Sole24Ore, Vita Nòva.

Immersi in una grande trasformazione, dall’epoca industriale all’era della conoscenza, gli italiani hanno bisogno di raccontarsi. I protagonisti del cambiamento sono imprenditori, visionari, intellettuali, artisti. Gli oggetti del cambiamento sono i prodotti, i servizi, le idee, le opere d’autore.

La vita quotidiana è un quadro che muta, come il paradigma che le conferisce direzione e senso. Tutti hanno storie da raccontare per elaborare la grande trasformazione. Molti, speriamo, le vorranno condividere con il pubblico di «Nòva24». Nella chiave peculiare di «Nòva24»: mettendo al centro la persona, la sua capacità di innovare, tesa a cambiare il mondo in base al sogno, molto concreto, di poterlo migliorare.

Già. Perché VitaNòva non è solo un concorso. È un vero e proprio forum al quale tutti sono invitati a partecipare. Con testi, foto, video, audio che possano raccontare in breve che cos’è l’innovazione e chi è l’innovatore. Per contribuire a diffondere l’idea che proprio concentrandoci sull’innovazione possiamo guardare al passaggio storico nel quale siamo, appunto, immersi, con un poco di ottimismo.

I partecipanti a VitaNòva racconteranno l’innovazione con opere che siano pensate per essere utilizzate in rete, diffuse, richiamate, riproposte: una sorta di campagna di promozione virale delle storie che possono cambiare il mondo. Con ironia, o con crudezza, o con realismo.

Lo stile narrativo dovrà catturare l’attenzione e muovere le coscienze. Perché stiamo cercando di richiamare le persone sensibili alla consapevolezza che è tempo di reagire, costruttivamente, alle difficoltà che viviamo: lavorando per una qualità dello sviluppo più decente, più intelligente, più orientata al lungo termine.

E, naturalmente, VitaNòva è anche un concorso. Che parte oggi e si chiude il 31 gennaio 2008. In palio premi tecnologicamente avanzati che saranno assegnati da una giuria di esperti.

Ma quello che conta è partecipare: perché in questo modo chi crede nell’innovazione e sa quanto ci sia bisogno di sostenerla, ogni giorno, vince di sicuro. Gli innovatori italiani si sentono spesso soli di fronte alle difficoltà che il contesto impone. Ma non sono soli. Sono molti e di grandissima bravura. Raccontarli, raccontare le loro idee, raccontare i risultati che generano ha un valore sociale enorme. E il pubblico attivo spesso dimostra di essere il migliore narratore di se stesso. Può farlo anche con VitaNòva. Buona creatività!

domenica 16 dicembre 2007

Dei pericolosi giovani intellettuali sovversivi


A “Generazione zero”, la rubrica di Annozero gestita da Beatrice Borromeo, se ne sono viste delle belle il 6 dicembre.

Il tema della puntata era “Libera o occupata”, e si riferiva alla Rai, al sistema televisivo italiano e alla censura. Per la sua rubrica personale dedicata ai “giovani” la Borromeo di solito invita giovani impegnati in partiti o in associazioni, generalmente tutti giovani impegnati e conoscitori del tema, testimoni o protagonisti malgrado loro. Questa volta aveva con sé i Gemelli DiVersi.

Il DJ THG (34 anni), Strano (36), Thema (35) e Grido (28, fratello di J Ax dei furono Articolo 31), eccoli i giovani della puntata. Il merito di essere invitati in qualità di “giovani” e “esperti” del tema? Hanno scritto una canzone che si chiama “Istruzioni per l’illuso” (trovate qui il testo) che, a detta della Borromeo, «è una critica veramente feroce alla televisione italiana». Allo stesso tempo ci fa capire un po’ gli stardard culturali della biondina).

«Siamo ridotti al punto che per trovare un po’ di informazione vera bisogna stare ad ascoltare le parodie dei comici, […], bisogna lasciarsi informare da quelli che fanno cabaret, mentre quelli che fanno informazione fanno ridere». Delle parole che incendiano la discussione, parole di fuoco, o meglio di “Fuego” (loro album del 2002).

Alla Borromeo giunge un suggerilmento dalle quinte (sembra Ambra a “Non è la Rai”), una timida domandina al dj THG, forse l’unica buona della rubbrica della puntata: «Però voi ci lavorate anche in televisione, in un certo senso, usufruite di questo mezzo».

Lo sventurato rispose: «Bisogna stare all’interno del meccanismo per poterlo combattere». A queste parole si sente un’esplosione, “Boom” (oltre tutto titolo del loro ultimo album).
Loro danno un contributo “piccolissimo”, per ammissione dello stesso sventurato «per smuovere le coscienze». A questo punto si capisce perché Thg sta dietro i piatti e non canta. Grido osa di più: ormai i nuovi reality show sono quelli delle telecamere di sicurezza, dice denunciando questo pesante clima da “Grande fratello” orwelliano. Ci si chiede perché anche lui non faccia il dj.

Poco dopo è ancora il “fratello di” a fare paura alla politica italiana con i suoi toni indignati e le critiche pungenti. Oramai il danno è fatto, ecco il sistema sconvolto dall’interno proprio da loro che –ricordano- sono stati vittime ingiuste della censura di “Top of the pop” su Italia Uno. Questo malgrado facciano “solo cronaca” senza lanciare accuse, dice quello che porta gli stessi orecchini della vecchietta del piano di sopra. Così, se prima si censuravano i f**k e i b***h, ora si censurano i M**a e i C****a (Mora e Corona, dei quali sembrerebbero amichetti).

Dulcis in fundo: per chi non lo sapesse o non se lo ricordasse, i Gemelli DiVersi sono (o meglio erano) i presentatori di “Pimp my wheels” su Mtv, un programma non proprio educativo ma comicissimo per il suo carattere ridicolo. Tra qualche “bella lì” e qualche "dai zio", i GdV coi loro malefici aiutanti prendevano dei motorini scassati che venivano truccati, colorati appiccicandogli sopra qualche optionals adatto al personaggio: ad esempio a una studentessa di medicina le avevano aggiunto una valigetta del pronto soccorso, a uno snowboarder un porta-snowboard a mo’ di alettone posteriore. E non finisce qui, ai titoli di coda si poteva leggere (se si fosse stati abbastanza rapidi) che i motorini così truccati non potevano circolare liberamente. Bella fregatura, come il loro intervento ad Annozero.

Alla fine, il valore della rubrica in questa puntata? Dite un po' voi...



Tanto per rinfrescarvi le idee...

sabato 8 dicembre 2007

Dove finisce l'autorità
Il "Confine di Stato" secondo Simone Sarasso

Giaceva sulla scrivania della redazione da prima delle vacanze estive, intoccato e dimenticato dalla fretta, gli esami, le partenze e le assenze...Una dimenticanza che non si addiceva a questo libro, da non trascurare.

È il libro d’esordio di Simone Sarasso, giovane (classe 1978) autore di ‘Confine di Stato’, volume recentemente ripubblicato per i tipi della Marsilio.
Quattrocento e più pagine che potrebbero scoraggiare ma che, una volta sfogliate, non possono lasciare indifferenti.

Passandole in rassegna si nota subito una ricchezza diversa. I fumetti e i font ineguali ne mostrano solo una piccola parte. All’interno si mescolano gli stili: il narrare fitto fitto da thriller, i dispacci d’agenzia, le corrispondenze, gli articoli di cronaca, dialoghi hollywoodiani. In questo modo ‘Confine di Stato’ diventa un esempio di “register juxtapposition”, ovvero una sovrapposizione di stili, un mosaico.

E anche a livello narrativo è un mosaico o meglio un puzzle da comporre.

Si inizia con stralci di giornale e narrazioni in prima persona dei testimoni di un’autobomba a Milano, per poi spostarsi nello spazio e nel tempo a Roma, negli anni Cinquanta, per scoprire che l’Onorevole Mele non è nulla di nuovo nella storia dei democristiani italiani. Ci si immedesima prima in un commissario, subito dopo in un giornalista e poi un poliziotto speciale, i principali protagonisti in una vasta rete di comparse.
Procedendo con agilità nella lettura il puzzle si compone, qualcosa diventa più chiaro e (lo confesso) bisogna interrompersi ogni tanto per curiosare su Wikipedia o le puntate di “Blunotte” per vedere che molti fatti sono reali. Fortunatamente i dialoghi da film d’azione ci ricordano che tutto vero non è.

Alla fine delle pagine il libro non termina lì. Trionfo dell’intertestualità, si sente il bisogno di sfogliare qualche libro della storia segreta d’Italia e aspettare l’uscita del secondo, e poi il terzo, tomo dell’opera sarassiana.

Non sarà certo della letteratura alta (in fondo, il noir non lo nasce), ma la varietà dello stile e l'opera di riscrittura di Simone Sarasso vanno premiati per il lavoro e la passione, e dimostrano ancora una volta che il giallo in Italia ha un buon terreno di crescita.
Sarà anche un po’ colpa della storia nascosta del nostro paese?

(and.giamb.)

NB: il libro è nella cinquina dei contendenti del prestigioso Premio Scerbanenco.

martedì 27 novembre 2007

Firma per Inchiostro!

Sei uno studente dell'Università di Pavia?

Sostieni Inchiostro con la tua firma!

Vai su http://acersat.studenti.pv.it/ e inserisci i tuoi dati.
Poi clicca su "verifica" e su "invia"

Con il tuo sostegno Inchiostro potrà richiedere i fondi per la stampa del giornale durante l'anno 2008.

Perché firmare?
Inchiostro è nato nel 1995 ed è il giornale degli studenti dell'Università di Pavia.
Per continuare a migliorare e ad essere sempre più la voce degli studenti la redazione ha bisogno del vostro supporto e della vostra partecipazione.

Grazie!

venerdì 23 novembre 2007

Notizie dai Medici Neolaureati Pavia

1 - "Noi non siamo dei 'bamboccioni'": giovani medici in rivolta a Milano contro il Ministro Mussi

Al grido di "Noi non siamo dei 'bamboccioni'" e "Per cercare la meritocrazia, dobbiamo fuggir via", oltre 600 neolaureati in medicina, di cui un centinaio da Pavia, hanno manifestato oggi in camice bianco a Milano in Piazza Cavour contro il decreto che il Ministro Fabio Mussi si accinge a firmare per bandire i concorsi delle scuole di specializzazione di area sanitaria.
In base al testo alla firma del Ministro, per un cavillo burocratico essi verrebbero esclusi dalla possibilità di partecipare alla prova di selezione tutti i medici laureatisi perfettamente in corso nello scorso anno accademico nelle prime sessioni utili, in quanto per solo poche settimane non ancora in possesso del titolo di abilitazione allo svolgimento della professione medica. A tale concorso potrebbero quindi solo partecipare gli studenti laureatisi fuori-corso negli anni precedenti e tutti i respinti ai concorsi precedenti.
"Non comprendiamo quali siano le motivazioni che abbiano spinto il Ministro Mussi, che in queste settimane si è dimostrato sordo alle richieste dei neolaureati, a prendere una tale decisione ", afferma il dott Massimo Slavich, neolaureato in Medicina e Chirurgia perfettamente in corso e con 110 e lode. Continua in dott. Giovanni Coppi (neodottore con110 e lode e menzione onorevole accademica): " Sebbene mettere ordine ai concorsi di ammissione per le scuole di specializzazione sia sicuramente una priorità, il provvedimento ministeriale nella presente forma penalizza pesantemente i futuri medici più meritevoli e capaci, che dovrebbero attendere almeno un anno per i concorsi futuri. Numerosi neolaureati, molti dei quali con pieni voti assoluti e lode, hanno già manifestato la loro intenzione di concorrere in altri paesi dell'Unione Europea o negli Stati Uniti, per non perdere ulteriore tempo in un già lungo percorso di formazione professionale ".
Contro questo assurdo provvedimento e a sostegno dei medici neolaureati si stanno mobilitando la Conferenza dei Rettori delle Università Italiane (CRUI) e la Conferenza Permanente dei Presidi e Presidenti di Consigli di Corso di Laurea di Medicina e Chirurgia (riunita al momento a Roma e che ha già espresso parere estremamente negativo sul testo alla firma del Ministro).
I giovani medici chiedono quindi nuovamente al Ministro Mussi di modificare il provvedimento di bando dei concorsi per le scuole di specializzazione al fine di permettere anche ai neolaureati meritevoli di prenderne parte. " La firma del decreto nella presente forma porterebbe con sé un unico messaggio: l'unica via che i giovani e brillanti cervelli italiani possono percorrere per trovare premiata la meritocrazia e l'eccellenza è la fuga all'estero " concludono i referenti dei nuovi medici.

2 - Giustizia è fatta Il Ministro Mussi ascolta le ragioni dei neo-laureati

Giustizia è fatta. Il Ministro Mussi ascolta le ragioni dei neo-laureati. Federspecializzandi esprime soddisfazione per il risultato ottenuto. Le numerose manifestazioni dei neo-laureati e le prese di posizione della C.R.U.I., della Conferenza Unificata dei Presidi e dei Presidenti di C.C.L. di Medicina hanno fatto si che il Ministro Mussi in conferenza stampa comunicasse che i neo-laureati di Luglio e Ottobre 2007 non verranno esclusi dal Bando di Specializzazione 2007/2008.
A seguire il comunicato stampa del MUR: Il Ministro dell'Università e della Ricerca, on. Fabio Mussi, ha emesso oggi i seguenti decreti: - con un primo decreto, ha fissato al 6 febbraio 2008 l'esame di abilitazione alla professione medica; - con un secondo decreto, ha fissato al 10 marzo 2008 l'avvio dei corsi di specializzazione in Medicina e Chirurgia. Il Ministro ha anche presentato un emendamento alla legge Finanziaria, con il quale si prevede che, dal prossimo anno accademico, 2008-09, agli esami di ammissione alle scuole di specializzazione potranno partecipare, oltre ai laureati in Medicina e Chirurgia, anche gli studenti iscritti all'ultimo anno di corso di laurea in regola con gli esami. E gli studenti fuori corso che abbiano sostenuto tutti gli esami. In ogni caso, la laurea, ove non già posseduta, e l'abilitazione alla professione dovranno essere conseguite entro la data di avvio dei corsi di specializzazione.
Roma, 22 novembre 2007


giovedì 15 novembre 2007

I Blogger E Gli Ottuagenari

Eccomi qua a correlare l'articolo di Novembre con i promessi link riguardanti i Blog e la legge Levi-Prodi. Prima una rapida carrellata di wiki per informazioni generali, poi i link veri e propri: dalla descrizione della legge Levi-Prodi al Blog di Beppe Grillo.

Il Triangolo Nero

Introduzione Di Maria Luisa Fonte
Vi propongo questo manifesto che parla della situazione attuale per quanto riguarda Rom e stranieri in genere. A mio parere stiamo andando incontro a una specie di xenofobia di massa pilotata dai media e dalle forze politiche. Sarebbe bello, invece, andare a ricercare i fatti, vedere ciò che è la realtà e non proporre la visione superficiale da uno dei milioni di minuscoli punti di vista. Sarà presunzione, ma almeno noi, nel piccolo del nostro giornale, lo possiamo fare. Il manifesto è firmato da parecchi, dateci un'occhio. Ho trovato anche questo frammento che mi è piaciuto molto e ve lo riporto:


"Ti offro questi dati affinché niente muoia, né i morti di ieri, né i resuscitati di oggi. Voglio brutale la mia voce, non la voglio bella, non pura, non di tutte le dimensioni.La voglio lacerata da parte a parte, non voglio si diverta, perché parlo infine dell'uomo e del suo rifiuto, del suo marcio quotidiano, della sua spaventosa rinuncia. Voglio che tu racconti."
Frantz Fanon


IL TRIANGOLO NERO
Violenza, propaganda e deportazione.
Un manifesto di scrittori, artisti e intellettuali contro la violenza su rom, rumeni e donne*

La storia recente di questo paese è un susseguirsi di campagne d'allarme, sempre più ravvicinate e avvolte di frastuono. Le campane suonano a martello, le parole dei demagoghi appiccano incendi, una nazione coi nervi a fior di pelle risponde a ogni stimolo creando "emergenze" e additando capri espiatori.
Una donna è stata violentata e uccisa a Roma. L'omicida è sicuramente un uomo, forse un rumeno. Rumena è la donna che, sdraiandosi in strada per fermare un autobus che non rallentava, ha cercato di salvare quella vita. L'odioso crimine scuote l'Italia, il gesto di altruismo viene rimosso.

Il giorno precedente, sempre a Roma, una donna rumena è stata violentata e ridotta in fin di vita da un uomo. Due vittime con pari dignità? No: della seconda non si sa nulla, nulla viene pubblicato sui giornali; della prima si deve sapere che è italiana, e che l'assassino non è un
uomo, ma un rumeno o un rom.
Tre giorni dopo, sempre a Roma, squadristi incappucciati attaccano con spranghe e coltelli alcuni rumeni all'uscita di un supermercato, ferendone quattro. Nessun cronista accanto al letto di quei feriti, che rimangono senza nome, senza storia, senza umanità. Delle loro condizioni, nulla è più dato sapere.
Su queste vicende si scatena un'allucinata criminalizzazione di massa. Colpevole uno, colpevoli tutti. Le forze dell'ordine sgomberano la baraccopoli in cui viveva il presunto assassino. Duecento persone, tra cui donne e bambini, sono gettate in mezzo a una strada.

E poi? Odio e sospetto alimentano generalizzazioni: tutti i rumeni sono rom, tutti i rom sono ladri e assassini, tutti i ladri e gli assassini devono essere espulsi dall'Italia. Politici vecchi e nuovi, di destra e di sinistra gareggiano a chi urla più forte, denunciando l'
emergenza. Emergenza che, scorrendo i dati contenuti nel Rapporto sulla Criminalità (1993-2006), non esiste: omicidi e reati sono, oggi, ai livelli più bassi dell'ultimo ventennio, mentre sono in forte crescita i reati
commessi tra le pareti domestiche o per ragioni passionali. Il rapporto Eures-Ansa 2005, L'omicidio volontario in Italia e l'indagine Istat 2007 dicono che un omicidio su quattro avviene in casa; sette volte su dieci la vittima è una donna; più di un terzo delle donne fra i 16 e i 70 anni
ha subito violenza fisica o sessuale nel corso della propria vita, e il responsabile di aggressione fisica o stupro è sette volte su dieci il marito o il compagno: la famiglia uccide più della mafia, le strade sono spesso molto meno a rischio-stupro delle camere da letto.
Nell'estate 2006 quando Hina, ventenne pakistana, venne sgozzata dal padre e dai parenti, politici e media si impegnarono in un parallelo fra culture. Affermavano che quella occidentale, e italiana in particolare era felicemente evoluta per quanto riguarda i diritti delle donne. Falso: la violenza contro le donne non è un retaggio bestiale di culture altre, ma cresce e fiorisce nella nostra, ogni giorno, nella costruzione e nella moltiplicazione di un modello femminile che privilegia l'aspetto fisico e la disponibilità sessuale spacciandoli come conquista. Di contro, come testimonia il recentissimo rapporto del World Economic Forum sul Gender Gap, per quanto riguarda la parità femminile nel lavoro, nella salute, nelle aspettative di vita, nell'influenza politica, l'Italia è 84esima. Ultima dell'Unione Europea. La Romania è al 47esimo posto.

Se questi sono i fatti, cosa sta succedendo? Succede che è più facile agitare uno spauracchio collettivo (oggi i rumeni, ieri i musulmani, prima ancora gli albanesi) piuttosto che impegnarsi nelle vere cause del panico e dell'insicurezza sociali causati dai processi di globalizzazione. Succede che è più facile, e paga prima e meglio sul piano del consenso viscerale, gridare al lupo e chiedere espulsioni, piuttosto che attuare le direttive europee (come la 43/2000) sul diritto all'assistenza sanitaria, al lavoro e all'alloggio dei migranti; che è più facile mandare le ruspe a privare esseri umani delle proprie misere case, piuttosto che andare nei luoghi di lavoro a combattere il lavoro nero.

Succede che sotto il tappeto dell'equazione rumeni-delinquenza si nasconde la polvere dello sfruttamento feroce del popolo rumeno. Sfruttamento nei cantieri, dove ogni giorno un operaio rumeno è vittima di un omicidio bianco. Sfruttamento sulle strade, dove trentamila donne rumene costrette a prostituirsi, metà delle quali minorenni, sono cedute dalla malavita organizzata a italianissimi clienti (ogni anno nove milioni di uomini italiani comprano un coito da schiave straniere, forma di violenza sessuale che è sotto gli occhi di tutti ma pochi vogliono vedere). Sfruttamento in Romania, dove imprenditori italiani - dopo aver "delocalizzato" e creato disoccupazione in Italia - pagano salari da fame ai lavoratori.

Succede che troppi ministri, sindaci e giullari divenuti capipopolo giocano agli apprendisti stregoni per avere quarti d'ora di popolarità. Non si chiedono cosa avverrà domani, quando gli odii rimasti sul terreno continueranno a fermentare, avvelenando le radici della nostra
convivenza e solleticando quel microfascismo che è dentro di noi e ci fa desiderare il potere e ammirare i potenti. Un microfascismo che si esprime con parole e gesti rancorosi, mentre già echeggiano, nemmenotanto distanti, il calpestio di scarponi militari e la voce delle armi da fuoco.

Succede che si sta sperimentando la costruzione del nemico assoluto, come con ebrei e rom sotto il nazi-fascismo, come con gli armeni in Turchia nel 1915, come con serbi, croati e bosniaci, reciprocamente, nell'ex-Jugoslavia negli anni Novanta, in nome di una politica che
promette sicurezza in cambio della rinuncia ai principi di libertà, dignità e civiltà; che rende indistinguibili responsabilità individuali e collettive, effetti e cause, mali e rimedi; che invoca al governo uomini forti e chiede ai cittadini di farsi sudditi obbedienti.
Manca solo che qualcuno rispolveri dalle soffitte dell'intolleranza
il triangolo nero degli asociali, il marchio d'infamia che i nazisti applicavano agli abiti dei rom. E non sembra che l'ultima tappa, per ora, di una prolungata guerra contro i poveri.
Di fronte a tutto questo non possiamo rimanere indifferenti. Non ci appartengono il silenzio, la rinuncia al diritto di critica, la dismissione dell'intelligenza e della ragione. Delitti individuali non giustificano castighi collettivi. Essere rumeni o rom non è una forma di "concorso morale".

Non esistono razze, men che meno razze colpevoli o innocenti.
Nessun popolo è illegale.


lunedì 12 novembre 2007

VOLONTARIATO E GIUSTIZIA

Inblostro, il blog di Inchiostro è lieto di pubblicare un intervento di Vincenzo Andraous

Nei giorni scorsi sono stato invitato come relatore a un corso di formazione di volontariato-giustizia, rivolto ai nuovi volontari che entreranno in un istituto penitenziario a svolgere la loro opera di accompagnamento, divenuta nel tempo fondamentale per il recupero del detenuto, nonché a disegnare gli attuali processi di cambiamento e la molteplicità delle sindromi a rischio.La domanda che più spesso è stata posta: cosa si possa fare per essere maggiormente incisivi, per essere o diventare un volontariato davvero di aiuto.

Per arrestare la deriva carceraria occorrono competenze professionali e capacità comunicative, attraverso la messa in rete, strumento di intervento in cui interagiscono le idee e le intuizioni, che a loro volta diventano terreno fertile per la sperimentazione di innovazioni necessarie a non rimanere fuori dalla porta del tempo, per evitare al carcere un futuro di ulteriore degradazione. Allargando la referenzialità a tutta una collettività attenta, si spingerà il volontariato a presentarsi come una realtà efficace, non frammentata, mai elitaria, bensì autorevole e quindi credibile.

In questa direzione vi è la possibilità di consegnare a quella sorta di terra di nessuno, occasioni e opportunità di cambiamento, certamente richiesti in primis al detenuto, ma allo stesso tempo all’organizzazione penitenziaria, per sostenere quelle modifiche tendenti al superamento delle consuete pratiche del mero contenere, a discapito del recuperare le persone detenute, nella semplicità del confrontarsi sui problemi che alimentano demotivazioni, e spesso rese ingiustificate.

Fare rete significa perseguire obiettivi comuni e condivisi, essere volontariato sottende contrasto all’emarginazione, significa essere voce degli esclusi, perciò assumere fin’anche un ruolo politico: un volontariato autorevole non accetta di svolgere supplenze, né di colmare vuoti istituzionali, perché sarebbero soluzioni di paglia, significa lavorare per una sinergia degli obiettivi comuni costruita sui mattoni della carta costituzionale.

E’ attraverso l’impegno e la collaborazione che sarà possibile smetterla con un dispendio sorprendente di parole truccate, tutte, o quasi, formulate con voce di tuono, per far passare in sordina leggi partorite da buona politica, che però rimangono solo carta scritta.
Forse occorre re-interrogarsi, imparando a credere non più negli acquartieramenti ideologici, ma alla possibilità che attraverso sensibilità diverse si possa giungere allo stesso obiettivo: riconsegnare alla persona un senso, attraverso la storia di un uomo e di una croce, o la storia di tanti altri uomini che lasciano dietro di sé orme e tracce indelebili, alle quali è impossibile sfuggire.

Quando incontro il mondo del volontariato mi viene da pensare ad un sacerdote che non c’è più, Mons. Giuseppe Baschiazzorre, per tanti anni Cappellano del Carcere di Voghera, con la sua straordinaria capacità di essere e continuare a rimanere tra incudine e martello, essere sacerdote tra l’alto e il basso della piramide, essere e rimanere santo di fronte al male, fino a raggiungere il cuore più nero.

Vincenzo Andraous

giovedì 8 novembre 2007

Cominciano le stagionali proteste studentesche in Francia


Da qualche giorno le università francesi sono di nuovo in fermento.
Piccoli gruppi di studenti, definiteli minoranze o avanguardie a seconda dell'ideologia che più vi conviene, hanno iniziato a occupare gli atenei in protesta contro la "
loi Précasse", la legge che prevede una maggiore autonomia (economica e gestionale) per le università, alleggerendo una spesa statale.

Gli studenti, per lo più dei gruppi di estrema sinistra, sono contro questa legge che, secondo loro, potrebbe comportare un aumento delle tasse d'iscrizione, sia portare verso la privatizzazione degli atenei o verso una ricerca strumentale all'industria francese. Inoltre, temono che l'aumento di potere dei rettori, che saranno in grado di attribuire dei premi pecuniari e assumere con contratti a tempo determinato, danneggi lo statuto degli impiegati delle università.

Di fondo ci sono dei valori, come l'importanza dell'uguaglianza delle
chances, la libertà dalla cultura dagli interessi economici.

Certo, la loro rabbia è comprensibile da un certo punto di vista: Sarkozy vuole diminuire le spese statali e, dall'altro, si aumenta lo stipendio del 140%.

Tuttavia, a chi è straniero e conosce un po' l'università francese sorge un dubbio:
gli studenti d'Oltralpe pagano tasse d'iscrizioni bassissime (meno della metà delle tasse italiane), e che hanno tutti circa 100 euro (a volte anche di più) come aiuto economico per gli affitti (senza bisogno di fare domanda agli Edisu e aspettare la valutazione del proprio dossier di reddito e merito). Hanno la consapevolezza che sono già dei previlegiati rispetto ai loro pari età italiani e spagnoli?

[
La soluzione? Trasferiamoci tutti in Francia :D]

Alcune occupazioni sono già state sgomberate, ma si prevede un irrigidimento della lotta nelle prossime settimane. Al momento il seguito del movimento è basso (pensate che a Lione, su 28 mila studenti universitari l'Assemblea generale per l'occupazione ha visto partecipare 500 persone circa). Tuttavia potrebbe aumentare? Diventerà un nuovo
Sessantotto o meglio un nuovo movimento Anti-CPE?

[ nei prossimi giorni, sia qui che sul blog Hic Est Lyon, aggiornamenti sulla materia, con una spiegazione più approfondita della legge e il parere di qualche studente francese,
]

martedì 6 novembre 2007

Addio a Enzo Biagi, maestro delle voci libere


"Scompare con Enzo Biagi - ha scritto il capo dello Stato - una grande voce di libertà. Egli ha rappresentato uno straordinario punto di riferimento ideale e morale nel complesso mondo del giornalismo e della televisione, presidiandone e garantendone l'autonomia e il pluralismo. Il suo profondo attaccamento - sempre orgogliosamente rivendicato - alla tradizione dell'antifascismo e della Resistenza lo aveva condotto a schierarsi in ogni momento in difesa dei principi e dei valori della Costituzione repubblicana".

Così il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano rende omaggio al decano dei giornalisti italiani, deceduto questa mattina.

Come studenti e come redattori di Inchiostro ci uniamo a questo saluto e, anche se è poco, ci impegnamo ancora più intensamente a dare forza alle nostre parole e ad alimentare altre voci libere come lo era quella di un grande maestro del giornalismo.

martedì 30 ottobre 2007

Rete sovraccarica?

All'Università di Pavia, dopo l'implementazione della rete wireless (arrivata in ritardo di quasi un anno) sono comparsi dei cartelli con la scritta "Wi-fi all'Università di Pavia, 30 e lode in tecnologia".




Ora siamo tutti contenti: abbiamo la nostra rete senza fili e possiamo collegarci tranquillamente con il nostro bel portatile (se lo abbiamo) da qualsiasi aula studio o cortile e magari telefonare via Skype o simili.

E fino a qui tutto ok. Trenta e lode.

Il problema è che non tutti possiedono un portatile e nelle varie Facoltà le aule computer sono ancora piuttosto affollate. Nelle aule di Scienze Politiche, famosa più per il bar che per gli alti standard tecnologici, è comparso un cartello che dice "Siete pregati di non utilizzare Messenger, Skype, webchat o simili per sovraccarico della rete".

Pare che le videochat occupino parecchia banda. E questo ci sta. Ma una chat normale non è così pericolosa da questo punto di vista, nemmeno se più utenti si connettono contemporaneamente. Allora mi diranno: perché uno studente dovrebbe perdere il suo tempo a chattare e occupare quindi la rete che è di tutti? Beh perché forse le nuove frontiere della comunicazione non andrebbero abbattute in questo modo, senza distinzioni di alcun tipo, senza una politica coerente e soprattutto comprensibile.

Perché con la wi-fi posso fare ciò che voglio mentre nelle aule no? Perché a Scienze Politichehttp://www.un.org/ o http://www.worldbank.org/ (i siti delle Nazioni Unite e della Banca Mondiale per intenderci)?

Forse non è solo un problema di rete sovraccarica...

Trenta e lode in tecnologia, zero in buon senso.

Guardare cosa succede altrove non aiuta di certo il buon nome del nostro Ateneo. Un esempio è la wi-fi dell'Università di Urbino (www.wireless-campus.it): tecnologia e intelligenza possono andare di pari passo...

martedì 23 ottobre 2007

Piccoli (grandi) giornalisti crescono

Inchiostro è da anni una fucina di talenti; una palestra per chi vuole provare a spiccare il volo verso nuovi lidi.

Eccovi l'ultima perla prodotta da un redattore per Peacereporter: "L'ultima occasione. A Istanbul riprende il processo Dink. Parla Etyen Mahcupyan, nuovo direttore di Agos".

L'Università si accorgerà della ricchezza di Inchiostro quando sarà riuscita a chiuderlo...

martedì 9 ottobre 2007

Che Guevara (Rosario, 14 giugno 1928 – La Higuera, 9 ottobre 1967)


Abre sendas por los cerros,
deja su huella en el viento,
el aguila le da el vuelo
y lo cobija el silencio.

Nunca se quejò del frio,
nlunca se quejò del sueño,
el pobre siente su paso
y lo sigue como ciego.

Correlé, correlè, correla',
por aqui, por aqui, por alla'.
Correlé, correlé, correla',
correlé que te van a matar...
correlé, correlé, correla.

Su cabeza es rematada
per cuervos con garra de oro.
Còmo lo ha crucificado
la furia del poderoso.

Hijo de la rebeldia,
lo siguen veinte mas veinte,
porque regala su vida
ellos le quieren dar muerte.

domenica 7 ottobre 2007

Non mandarlo a dire, mandagli una cartolina!



In questi mesi l'ADI si e'impegnata per rendere nota la campagna fra i dottorandi, i dottori di ricerca e chiunque abbia a cuore le sorti della ricerca.
Siamo riusciti a raccogliere quasi 10.000 firme, abbiamo ottenuto un appoggio alla campagna da parte del CNSU, la notizia e' stata pubblicata da diversi giornali (tra i quali l'editoriale di Enrico Bellone su "Le Scienze"), ma non basta ancora.

Grazie all'ADI il Ministro Mussi si e' pubblicamente impegnato ad aumentare le borse di dottorato e a risolvere il problema del dottorato senza borsa. Non ci credi? Ascolta qui: www.dottorato.it/impegnoministro.mp3

Ora pero' con la finanziaria e' il momento di passare dalle parole ai fatti.
Occorre farsi sentire ancora, se non ora quando?

L'ADI ha lanciato la campagna "Non mandarlo a dire, mandagli una cartolina!", per ricordare al Ministro il suo impegno e per sostenerlo nella richiesta di destinare piu' fondi ai dottorandi e alla ricerca in generale con la nuova finanziaria.

Se ti va, ti chiediamo di spedire una cartolina elettronica a Mussi:
http://www.dottorato.it/cartolina e di invitare chi pensi possa essere interessato a fare altrettanto e afirmare la petizione.

Prendiamo la parola, facciamoci sentire.

Francesco Mauriello, Giovanni Ricco, Paolo Ricci
Presidenza ADI

Questa la lettera spedita dal Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari a Prodi, Mussi e Padoa Schioppa:www. dottorato.it/letteraCNSU.pdf

Se vuoi puoi leggere quello che ha scritto Enrico Bellone sul "Le Scienze": http://lescienze.espresso.repubblica.it/articolo/Editoriale:
_Chiudere_la_bocca_a_chi_si_specializza/1303465

Qui trovi l'articolo di Heos: http://www.heos.it/Attualita_06/010016.htm

domenica 30 settembre 2007

Il capo del partito

Nel 2001, il casino per la scelta del capo del partito di centro-sinistra era già stato previsto.
Godetevi questo filmato attualissimo...

giovedì 27 settembre 2007

La mostra


Pavia: città di studenti, di antichi e famosi collegi e...di celebri professori universitari.
Immaginate la scena: piove, fa freddo, e la sede centrale dell'Università sembra essere lì apposta per accogliermi a braccia aperte. Beh, perché non fare un giro tra le aule e i cortili così ricchi di storia? Per me, futuro ingegnere, il palazzo di Strada Nuova è sempre stato un luogo un po' misterioso e labirintico, tutto da scoprire.

Questa volta, una locandina all'ingresso attira subito la mia attenzione: in questi giorni, fino al 30 settembre, all'interno della Biblioteca Universitaria, nella sala Teresiana, è presente una mostra dedicata a “La cultura tecnica all'Università di Pavia, matematici, ingegneri, architetti”. Come non visitarla?! L'esposizione consiste in una serie di bacheche in cui è possibile osservare libri e opere pubblicati da alcuni tra i più insigni professori del passato, ai quali la città ha voluto rendere omaggio.

Alcuni nomi? Cardano, per cominciare, a cui, tra l'altro, è dedicato l''omonimo collegio EdISU, ma anche Fontana, che è stato il primo direttore della Biblioteca Universitaria e, naturalmente, Alessandro Volta. E' interessante osservare i libri, per lo più di matematica e fisica, che i docenti hanno scritto nel corso degli anni: le pagine un po' ingiallite presentano belle illustrazioni, soprattutto in copertina, e sono senza dubbio molto diverse da quelle, perfette e lucide di stampa, che usiamo oggi. Però la mostra rappresenta un buon modo per avere un'idea degli intensi studi che hanno sicuramente caratterizzato la vita di questi professori, data la vasta produzione in fatto di testi didattici.

C'è anche una bacheca, a mio avviso, molto bella, dedicata all'esposizione di gessi didattici, raffiguranti per lo più capitelli: siamo nell'area dedicata agli architetti. Schizzi, prospetti e disegni abbondano sotto le vetrine, come pure altri nomi celebri che un universitario come me avrà senza dubbio sentito nominare o sentirà nel corso degli anni trascorsi qui a Pavia: ad esempio, Cattaneo e Felice Casorati. Ma questo è solo un assaggio dei tanti personaggi che trovano posto all'interno della mostra.

Il tempo passa davvero in fretta: come, è già finita? Un ultimo sguardo d'insieme, una firma sul libro dei visitatori e...via, ritorno in mezzo all'allegro caos di Strada Nuova.

IRENE STERPI

martedì 25 settembre 2007

E adesso trasferiteci tutti! (sostegno ai giovani contro le mafie)

Dal sito www.ammazzatecitutti.com

Un Ministro della Giustizia che si chiama Clemente già la dice tutta. Pensate che quando ha fatto visita ai detenuti di Regina Coeli avrebbe detto qualcosa tipo <>>.
E lo sta dimostrando, ovviamente. Infatti Mastella ha chiesto ieri al Consiglio Superiore della Magistratura un "trasferimento cautelare" per Luigi De Magistris, sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Catanzaro.
De Magistris è, per intenderci, quel giudice che nelle sue inchieste sta indagando gli intrecci tra
politica, malaffare e massonerie deviate in Calabria. Semmai dovessero trasferirlo, ovviamente, perderebbe la possibilità di portare a termine tutte queste inchieste, in una delle quali - l'inchiesta "Why Not" - è coinvolto direttamente anche lo stesso Ministro Mastella, più volte intercettato telefonicamente assieme ad uno dei principali indagati.

E adesso trasferiteci tutti!


Abbiamo già più di 4.000 firme
E adesso ammazzateci tutti - giovani uniti contro tutte la mafie - martedì 25 settembre 2007

domenica 23 settembre 2007

Lettera dal MeetUp Amici di Beppe Grillo di Pavia

Pavia, 21 settembre 2007

Gentile Direttore,
a distanza di due settimane dallo storico evento del "V Day" che ha visto in 220 piazze italiane la partecipazione di almeno un milione e mezzo di cittadini e la raccolta di oltre 330 mila firme (oltre 2000 solo a Pavia e Voghera) per una proposta di legge dai contenuti condivisi dalla stragrande maggioranza della popolazione, desideriamo chiarire alcune cose relative al nostro movimento. Ciò alla luce delle numerose inesattezze, luoghi comuni e critiche più o meno motivate raccontate e scritte, anche dai mass-media locali, sull'iniziativa di Beppe Grillo e sullo spontaneo movimento popolare che lo sostiene. Pertanto in estrema sintesi desideriamo puntualizzare quanto segue:

1) il nostro non è un partito ne lo sarà. Non è neppure un'Associazione, dal momento che i gruppi locali, i famosi "Meetup Amici di Beppe Grillo", sono semplicemente dei gruppi di cittadini che si riuniscono in nome di un progetto comune basato soprattutto sul buon senso e su valori che tutti dovrebbero avere, quali l'amore per il giusto, per il buono e per il vero. Siamo dei cittadini di ogni estrazione e provenienza sociale, culturale e professionale che semplicemente non sono più disposti ad assistere indifferenti allo sfascio del nostro Paese e delle nostre città, continuando a delegare una classe politica che non ci rappresenta. Una politica fatta spesso da professionisti che hanno dimostrato nei fatti, anche a Pavia e nell'arco di molti anni di danni procurati, di non essere all'altezza né come amministratori della cosa pubblica nè come persone credibili;

2) Beppe Grillo non ha fatto le scuole in Svizzera e a volte usa parole non propriamente fini; ma sono le stesse che si usano nel linguaggio comune per rappresentare subito un significato e dare un'immagine forte di ciò che si intende dire. Non ci sogneremmo mai di mancare di rispetto ai malati di Alzheimer e chi ci critica per questo è lo stesso che lascia i malati ad aspettare ore e abbandonati a sé stessi nelle corsie degli ospedali. E a proposito dell'uso del "Vaffa" forse, più che criticare le buone maniere, bisognerebbe interrogarsi sul significato di una parola così forte, che esprime in sostanza una sola cosa: la gente non ne può più di questo andazzo!

2) Non siamo, come ci hanno etichettato, "l'anti-politica". Piuttosto ci consideriamo la "vera" politica, ovvero quella che nasce dalla partecipazione della gente e dal desiderio di risolvere problemi concreti, grandi o piccoli che siano, ma vicini alla vita reale delle persone. Se proprio volete darci un'etichetta di "anti-qualcosa", allora scrivete che siamo "l'anti-mala-politica";

3) non è vero che ci limitiamo alla protesta: abbiamo idee e proposte costruttive su quasi tutti i principali temi d'attualità. Tali proposte sono state da oltre un annopresentate all'attuale governo, come provato da video e documenti ufficiali. Molte di queste proposte sarebbero utili ed applicabili anche alla realtà pavese;

4) il nostro prossimo futuro: è quello della partecipazione vera, che ovviamente richiede impegno e capacità di esporsi in prima persona per il bene comune. Ognuno per ciò che potrà fare. E non perché ci riteniamo i più "buoni" o i più "bravi", ma perché siamo consapevoli del fatto che un�Italia in malora sarà un danno per tutti, compresi coloro che pensano di essere i più furbi o i più ricchi. E perché gli attuali partiti sono ormai solo un "parco-chiacchiere" o dei tristi luoghi di scambio di favori. Può darsi che ciò si traduca, sul piano operativo, nella nascita di comitati deputati ad affrontare un problema o anche di liste civiche che, in quanto tali, devono appunto svilupparsi dalle esigenze locali. Qualsiasi "Partito nazionale di liste civiche" sarà una bufala, un tentativo di "mettere il cappello" sul nostro movimento, che noi rifiutiamo sin da ora, anche a livello locale.Per portare avanti questi discorsi abbiamo bisogno del contributo di tutte le persone di buona volontà. Anche nella nostra Pavia, soprattutto quando i riflettori della momentanea ribalta si spegneranno e si tornerà a lavorare sui fatti concreti, come peraltro non abbiamo mai smesso di fare, senza sponsor e con la sola forza di volerci provare davvero.

Nel ringraziarLa per l'ospitalità ci scusiamo per la lunghezza di questa lettera ma, parafrasando Voltaire, non abbiamo avuto tempo di scriverne una più corta.
Distinti saluti.

Meetup Amici di Beppe Grillo, Pavia




venerdì 21 settembre 2007

Pavia, città aperta

(nella foto presa dal blog di Pino Scaccia, link, un giovane neo-nazi vicino al centro di accoglimento degli zingari dopo l'evaquazione dell'ex area SNIA)

«Le esperienze realizzate in questi anni volte a favorire e sostenere il processo di integrazione dei cittadini stranieri nella comunità locale, rappresentano un patrimonio per il livello di competenze, professionalità e sperimentazioni messe in atto, sia a livello istituzionale, che sul versante dell’associazionismo e del privato sociale».
Così inizia il capitolo "Immigrazione" del programma elettorale della Capitelli, elezioni comunali 2005.
Proseguendo si trova si trova l'occorrenza di "Sviluppare una politica dell’accoglienza che sappia sopperire ai gravissimi limiti prodotti dalla legge Bossi-Fini".

Al capitolo "Nessuno resti solo, nessuno resti indietro" troviamo invece «Nella nostra visione, una città competitiva deve anche essere una città solidale. Combattere i fenomeni più vistosi di emarginazione, le nuove povertà, [...], aiutando soprattutto chi ha più bisogno, è uno degli impegni fondamentali che caratterizzano l’azione di governo dell’Unione».

sabato 15 settembre 2007

“Pavia è più avanti del resto del Paese”

“Pavia è più avanti del resto del Paese”



Queste sono le parole proferite poco fa da Enrico Letta, ex DL e candidato alla segreteria del Partito Democratico, durante il suo comizio a Piacenza.

La battuta è nata dalla domanda di un giornalista pavese: “Perché a Pavia più della metà dei politici della Margherita voterà per Veltroni, mentre più della metà dei politici DS voterà per lei?”.

Certo, a lui farebbe comodo: prendere più della metà dei voti dei DS, sia a livello locale che a livello nazionale, rilasciando più della metà dei voti dei DL comporta un buon guadagno.

Alle comunali del 2005 a Pavia i DS sono stati il primo partito tra le file del centro-sinistra (sul totale invece il primo partito è Forza Italia). I DS ottennero allora quasi una percentuale doppia rispetto i secondi arrivati nel csx, la lista Cantiere per Pavia.
Al Senato, durante le politiche 2006, i DS hanno avuto il 17,5%, mentre i DL il 10,7%.

Mica male come idea per avere voti, ma basteranno a questo "giovane" candidato, 41 anni e già tanta esperienza alle spalle?!

Affitti, istruzione e lavoro a Pavia

Per gli studenti di Pavia è ricominciata la corsa alla ricerca di un appartamento, una singola o un posto in doppia, le file agli sportelli per iscriversi ai corsi e per alcuni la ricerca di un lavoro.

Non sono gli unici però...
(foto dal Blog di Pino Scaccia, la Torre di Babele)

domenica 9 settembre 2007

UNA PARTE DI MONDO BRUTALMENTE MUTILATO

Inblostro è lieto di pubblicare un post di Vincenzo Andraous

Accedere a internet, viaggiare e cambiare sistematicamente percorso appare come una liberazione, perché c’è sempre la possibilità di sganciarsi dai tanti interrogativi che opprimono. Eppure non è sempre così. Inavvertitamente cliccando su una opzione è apparso un filmato sulla guerra in Cecenia ( poi ho scoperto che ci sono molteplici filmati prodotti da tutti i contendenti in campo ).

Tutte le guerre, ogni conflitto, detiene il proprio record di orrore, di sangue, di strategie più o meno involute e più o meno sofisticate, per cui lo sbalordimento è mitigato dall’eccesso mediatico che ogni giorno ci investe per tramite della televisione.
Eppure nell’osservare il filmato su quella parte di mondo brutalmente mutilato, ho riflettuto sulla follia di nascondere all’umanità la cancellazione di ogni diritto, tranne quello di morire in silenzio: infatti le televisioni non trasmettono nulla o quasi di quel genocidio.

A differenza di altre parti del pianeta in fiamme, dove intere città, persone e cose, sono fotografate tra gli scoppi al plastico e i cappi in bella mostra, in Cecenia macellai e carne da insacco, a ruoli alterni e ben delineanti, sono e rimangono ben mimetizzati, mentre una intera nazione, un intero popolo, sono polverizzati sotto il tallone di un imperativo categorico, quello della vittoria a tutti i costi, poco importa se a discapito della democrazia.
In medio oriente la violenza, i bombardamenti, sono, sì, inaccettabili, ma è documentata l’incoffessabilità tra soldati e ribelli, le strategie disumane, le statistiche di chi cade e muore, su chi vive e violenta.

In paesi deturpati, violati, massacrati, c’è comunque il colpo di coda della democrazia, anche quella che veste i panni degli interessi, dei confini a aprire a occidente, quella democrazia che non è proprio figlia di una pluralità che valorizza le differenze.
Ma ci sono guerre diverse, non per giustezza di essere tali, la guerra è sempre sbagliata, sono diverse perché hanno perso di vista il proprio limite, il proprio delirio di onnipotenza, badando unicamente al risultato da ottenere, attraverso la negazione a riconoscere il valore della vita umana, in particolar modo di quanti sono minoranza.
Ci sono guerre e contendenti in campo, ci sono bandiere e ingiustizie, ma nel sangue che scorre a fiumi, c’è pure la dignità di un mondo che osserva a fare la differenza.
In Cecenia a ogni uomo è stato tolto passato, presente e futuro, depredata la propria storia, e lo si continua a fare nel silenzio più colpevole, un silenzio-assenso diventato ladro di coraggio umano, culturale e politico, un silenzio dimentico di un preciso dovere, di un irrinunciabile valore, quello della giustizia, la quale induce a schierarsi apertamente verso coloro che non vedono riconosciuti i propri diritti, quelli elementari della libertà.

Quella giustizia che non sta in nessuna guerra di religione e di petrolio, bensì consente di comprendere chi è calpestato nei suoi inalienabili diritti, tra cui quello di poter vivere e non più sopravvivere.

Vincenzo Andraous

venerdì 7 settembre 2007

Memoria e legalità - PaviainserieA critica l'organizzazione del Festival


Il comitato "PaviainserieA" ci invia questo comunicato in occasione della serata del Festival dei Saperi di domani, sabato 8, a tema "Legalità e memoria", con la presentazione di Mario Calabresi, autore del libro "Spingendo la notte più in là".

Per dovere d'informazione e completezza lo pubblichiamo, auspicandoci che domani ci sarà un incontro pacato e una discussione serena.


Pavia, 7 settembre 2007
MEMORIA E LEGALITA’ NON POSSONO ESSERE SOLO PAROLERETORICHE E VUOTE

Il Comune di Pavia ha organizzato una serata su memoria e legalità invitando Mario
Calabresi a presentare il suo libro dedicato al Commissario Luigi Calabresi: noi invece
vogliamo ricordare le vittime innocenti della strategia della tensione e del “terrorismo
di stato” e il nostro compagno Pino Pinelli buttato da una finestra della Questura
di Milano il 15 Dicembre 1969.


Il Commissario Calabresi fu responsabile dell'interrogatorio che portò alla morte di Pino
Pinelli: fu lui ad
interrogarlo per tre giorni illegalmente, ben oltre i limiti della legge
fascista sul fermo di polizia, insieme ai suoi uomini. Anche lui, come i colleghi, cadde
in pesanti contraddizioni senza riuscire a fornire unaspiegazione credibile ed univoca
di quello che era accaduto ad una persona innocente ingiustamente accusata di strage.


Calabresi condusse parecchie indagini sugli anarchici distinguendosi per provocazioni
e minacce pesantissimea carico di persone poi giudicate innocenti. L'anarchico Braschi
venne invitato più volte a "buttarsi dalla finestra"durante un interrogatorio e non fu l’unico.
Non si trattava quindi di un poliziotto attento alle regole che dovrebbero garantire la
dignità e l’incolumità delle persone soggette al potere.


Calabresi ebbe poi praticamente tutta l'Italia “democratica” contro a causa dell’incapacità
sua e
degli “uomini di stato” di presentare un resoconto credibile di quello che era successo
a Pino Pinelli, ai morti e feriti di Piazza Fontana e all'Italia intera. I fatti lo dimostrano:
a partire dalle falsità sulla versione ufficiale del suicidio di Pinelli presentata all'opinione
pubblica da Calabresi insieme al questore (ex fascista) Guida e al capo dell'ufficio politico
Allegra appena dopo la sua morte. Elencare la lunga serie di incongruenze, contraddizioni
e depistaggi di Stato dove Calabresi fu in prima fila è impossibile in questa occasione,
ma basterebbe far riferimento agli atti che la magistratura italiana ha raccolto e confermato
in oltre 35 anni di processi su Piazza Fontana per avere le idee chiare sul fatto che con
la legalità luinon c’entrava.


Non è la serata pavese che può far luce od ombra sulla Storia ma, certamente,
la “memoria” non può essere
riprogrammata per "santificare" Calabresi attraverso
il figlioe la “legalità” dovrebbe essere tesa a proteggere le vittime delle ingiustizie
e non i carnefici. A nostro avviso, sarebbe opportuno che su queste questioni
“delicate” si evitasse di presentare soltanto un punto di vista ovvero quello del potere.


Per concludere, una frase da un vecchio articolo de La Repubblica, giornale per il
quale lavora il figlio di
Calabresi, e che per una volta condividiamo: "in un sol punto
le esigenze di Calabresi e Pinelli [...] possono
concordare: nel fallimento della giustizia.
Luigi Calabresi chiedeva in Tribunale la difesa della sua onorabilità. Non la ebbe.
[...] Licia Pinelli chiedeva a un tribunale come il marito fosse morto. Ne ha ricavato
soltanto una sentenza che spiega il "malore attivo" dell'anarchico Pinelli. Soluzione
degna di una commedia buffa,non di una sentenza, tantomeno della verità".
(Giuseppe D'Avanzo, La Repubblica, 16/05/2002)


PaviainserieA







lunedì 3 settembre 2007

Un iniziativa per non dimenticare Anna Politkovskaja


Pubblichiamo dal blog "Anna", dedicato alla giornalista russa uccisa quasi un anno fa, l'appello per un'iniziativa in sua memoria. Intanto aumentano le iniziative legate alla Politkovskaja.
Al "Circolo della Stampa" di Milano il 6 ottobre dalle 9 alle 13 si terrà un convegno a lei dedicato. Tra gli ospiti Lella Costa, Anna Zafesova (corrispondente da Mosca per "la Stampa") e Marco Pannella.

Il 7 ottobre 2006 Anna Politkovskaja è stata uccisa sul portone di casa sua a Mosca. Era la più coraggiosa giornalista che la Russia ricordi.

Ora la magistratura ha arrestato quelli che dovrebbero essere gli esecutori materiali dell’omicidio. Ma chi ha pagato i killer è ancora a piede libero e difficilmente vive all’estero come il Cremlino vuole far credere. L’omicidio di Anna Politkovskaja è maturato in Russia. Chiunque abbia letto i suoi scritti sa che di nemici se ne era fatti molti perché lei voleva solo continuare a fare il proprio lavoro e raccontare quello che vedeva.. È per impedirglielo che l’hanno uccisa non per destabilizzare la fin troppo stabile Russia. Chi l’ha fatta uccidere vive a Mosca o a Groznyj, non a Londra.

Anna in patria era sconosciuta al grande pubblico, come ha opportunamente (e delicatamente) ricordato il presidente Putin poche ore dopo l’esecuzione. Lì, infatti, i libri di Anna sulla Cecenia e sull’involuzione democratica russa faticavano a esser pubblicati. La libertà di stampa è minacciata in Russia da quando il Cremlino è guidato da un ex tenente colonnello del Kgb.

Eppure, malgrado minacce, arresti e avvelenamenti, Anna non aveva voluto abbandonare la sua terra, la sua Russia.

I suoi coraggiosi reportage sulle violazioni dei diritti umani a Groznyj come in tutta la Russia erano ben noti in Occidente.

Ma nessun rappresentante della Commissione europea si è sentito in dovere di partecipare ai suoi funerali. Nessun capo di Stato. Nessun premier del mondo che parla di esportare la libertà.

Se la politica è stata disattenta (partecipe invece alla gara per pagare il gas russo qualche spicciolo in meno), il mondo della cultura non può dimenticare Anna Politkovskaja.

Chiediamo quindi che giornali, associazioni, teatri, redazioni, filarmoniche, orchestre o singoli artisti organizzino per ogni 7 ottobre iniziative per ricordare Anna.

Per dire a chi l’ha fatta uccidere: noi non dimentichiamo!

Per aderire: 7ottobre2007@gmail.com

domenica 2 settembre 2007

RICONCILIAZIONE O VENDETTA?

“Inchiostro, il giornale degli studenti dell’Università di Pavia” in occasione della II edizione del Festival Internazionale dei Saperi presenta: “Riconciliazione o vendetta? Bulli - carcere – comunità”, ultima opera letteraria di Vincenzo Andraous.

Venerdì 7 settembre alle ore 17:00 presso l’aula L4 di Palazzo San Tommaso dell’Università degli studi di Pavia, in compagnia di Vincenzo Andraous, di Don Franco Tassone e dei ragazzi di “Inchiostro” sarà possibile assistere alla presentazione del libro e al dibattito.

Sarebbe impossibile, o almeno fuorviante, recensire un libro di Vincenzo senza conoscerne il percorso personale. Lo si paragonerebbe a uno di quelli psicologi saccenti che partecipano ai talk show in occasione di tristi fatti di cronaca. Vincenzo non ha la loro boria e saccenza. Lui pensa col senno di chi ha fatto un’esperienza e ha maturato una riflessione distaccata e consapevole.

Il carcere, l’attività di volontario e di educatore nella “Casa del Giovane” di Pavia, il rapporto con gli adolescenti e i loro problemi, che sono poi quelli di una società in evoluzione, questi sono alcuni degli argomenti del suo ultimo libro “Riconciliazione o vendetta? Bulli - carcere – comunità”, composto da articoli pubblicati su “Avvenire”, “Inchiostro” e altri giornali.

Riflessioni che non sono meccaniche, astrazioni nozionistiche da esperti tivvù. Sono riflessioni che vanno a trovare attimi di umanità dove la gente non se li aspetta, suscitano degli scatti emotivi: i racconti delle sue esperienze quotidiane non possono lasciare indifferenti.

venerdì 31 agosto 2007

1000 liberi libri al Festival dei Saperi

"Inchiostro", il vostro giornale multiuso, è lieto di annunziare liberazione di ben 1000 libri in occasione della seconda edizione del Festival dei Saperi

giovedì 23 agosto 2007

IL MONDO ADULTO CHE DISASTRO

il vostro blog preferito è lieto di ospitare un post di Vincenzo Andraous

In questa estate di divertimenti gli esami di riparazione fanno capolino, viene da dire “a volte ritornano”, ma forse è meglio richiamare attenzione e sensibilità diverse nel promuovere qualche sano esame di coscienza.
Nonostante il sipario sia calato, è meglio non dare tregua, spazio e possibilità di ritemprarsi a quel maledetto vigliacco a nome bullismo: forse è meglio non concedere vacanza alla mente e al cuore, per tentare di porre rimedio a un disagio relazionale che ci coinvolge tutti.
Forse è il caso di conoscere meglio quel vicolo cieco, dove bulli e vittime recitano la loro parte, dove è semplice andare a sbattere la testa, e diventa assai più difficile rialzarsi, perché non c’è nessuno a cui chiedere aiuto, non c’è nessuno più in là del buio della solitudine, più in là della nostra malcelata fragilità.

Chissà se in questo intervallo almeno per una volta sapremo ripensare a noi adulti, compromessi e stanchi, ma finalmente consapevoli del nostro ruolo e della nostra responsabilità.
Il bullo, la vittima, la scuola: c’è una circolarità, un inseguimento a ritroso, come se ogni violenza e sofferenza derivassero da una dimensione di apprendimento meccanica, una polarità nell’istruire e educare, dove però non è sufficiente imparare a fare qualcosa con le parole e con i numeri, ma bisogna imparare a vivere comprendendo il valore degli altri, e a convivere con chi è diverso da noi, e soprattutto con quanto è sinonimo di regola, perché se anche ci limita, possiede l’irrinunciabile principio della tutela, soprattutto per i più esposti a incassare i colpi bassi dell’arroganza.

Il mondo adulto è l’origine del disastro, la scuola preposta a educare, accogliere, accompagnare, le agenzie educative primarie come la famiglia, i soliti ignoti che non intendono parlare dei rapporti con i figli, perché significa mettersi in discussione, spazzare via le giustificazioni, e trovare finalmente il tempo da “buttare via”.
Questa dovrà essere l’estate del coraggio per coloro che dovranno farsi promotori di un nuovo progetto, che comprenda, sì, la trasmissione di conoscenze e capacità intellettuali, ma che non dimentica una strategia formativa delle passioni, affetti, sentimenti, affinché avvenga serenamente l’incontro con le emozioni.

Dibattiti e supervisioni saranno senz’altro interventi importanti per tentare di prevenire ulteriori forme di disagio-bullismo, ma risulteranno sterili se si obietterà con il silenzio a un genitore che insegna al proprio figlio di non ritornare a casa un’altra volta ammaccato, perché ne prenderà delle altre se alla prossima non le darà via per primo, a un altro genitore che ribadisce di non fidarsi mai di nessuno perché tutti ti fregano.
In questa esaltazione della forza fisica, della sordità verso una socialità che dovrebbe favorire il consolidarsi del rispetto per l’altro, c’è il radicamento di una convinzione grossolanamente errata, così eloquente e pericolosa, da non poter più esser presa sotto gamba: “i giovani distruggono e i più grandi si autodistruggono, mentre gli adulti così avidi di cose da raggiungere a tutti i costi, se ne stanno da un’altra parte”.

Vincenzo Andraous

mercoledì 15 agosto 2007

Festival dei saperi in arrivo



I libri sono tantini



ma siamo preparati...

sabato 11 agosto 2007

LA DISLOCAZIONE DELL’ATTENZIONE

Inblostro, il blog di Inchiostro è lieto di presentare un post di Vincenzo Andraous


Sul carcere italiano non si odono più lamenti sospetti, né si consumano notizie scandalistiche per tentare di restringerlo a una sorta di terra di nessuno. Da qualche tempo è stato studiato un progetto di eccellenza per renderlo inanimato, per cui la tutela del cittadino detenuto, la salvaguardia della società, l’interesse collettivo, sono incentrati sul principio della sicurezza, la quale rafforza la propria efficienza e susseguente efficacia attraverso uno strumento a dir poco sbalorditivo: il silenzio.
Tutto è possibile e tutto è accettabile a fronte di un paese messo alle corde dall’incertezza, tutto è legalitario, anche l’ingiustizia programmata, per non fare trasparire un disagio economico che aggredisce i più deboli.

Il problema microcriminalità investe da vicino in tutta la sua fisicità il cittadino, che percepisce la città tagliata a metà da furfanti e belligeranti antisociali, e ogni ruberia e atto sanguinario come risultato di un buonismo inaccettabile.Ma occorre fare i conti con la realtà paradossale che ci incalza, da una parte la politica da palco che pungola gli stati emotivi, dall’altra parte le armate mediatiche drogano a piacere l’informazione, per cui le coordinate tracciate indicano nelle tribù di stranieri il pericolo debordante e incombente, mentre i delinquenti medagliati dall’indulto fanno spargere lacrime e sangue, per cui è con il carcere che occorre compensare il gap, mobilitando la confusione e moltiplicando le iniziative a senso unico.



E’ chiaro che il delitto offende e umilia, niente è perdonabile nel suo immediato, ma forse occorre più parsimonia dell’ascolto, in una quotidianità allarmante, che richiede capacità di intervento ma soprattutto equità di giudizio. Scippi, rapine, morti ammazzati, sono la tragedia di un paese, ma dislocare l’attenzione su un versante piuttosto che su un altro, non favorisce giustizia, sottende ipocrisia nei numeri taroccati a dovere, nei morti sul posto di lavoro, provocati da coloro che fanno ressa al botteghino della sicurezza. Nelle case, nei focolari domestici, pedofili e violenti imbrattano le adolescenze, mentre sull’uscio alzano la voce per avere maggiori garanzie.

Il carcere finisce con l’essere non più luogo e tempo di ricostruzione umana, bensì spazio adibito a chiudervi fobie e inculture, permanenze esistenziali disadattate in progettazioni a costo zero. Eppure il silenzio avvolge l’area problematica carceraria, nel silenzio alla rieducazione si sostituisce la pratica del mero contenimento fine a se stesso, nel silenzio si muore a ripetizione, in un carcere svuotato come in molti si sono affrettati a gridare, dove non c’è più sovraffollamento e gli operatori possono dimostrare capacità professionali e umane: ebbene la somma della detrazione alla vita, incredibilmente è andata aumentando, ma forse si tratta di suicidi poco importanti, che non scompongono il senso di sicurezza.

Il carcere che non c’è, anzi sì, in tutto il suo fisico fisiologico, mentre scompare l’ideale, irrompe il mutamento, la pratica che non guarda più alla persona detenuta, all’individualità da reimpostare, piuttosto a un evento, a comportamenti, che sono un pericolo diffuso. Ecco che la galera non ha più senso come luogo di speranza, ove riconsegnare all’uomo dignità, il contenitore e i numeri sono la sintesi per indurre illusoriamente a un’efficienza a minor costo, con grande soddisfazione di quelli che guardano al carcere senza porsi interrogativi, e di quegli altri che non guardano al carcere ma si fanno tante belle domande.

domenica 5 agosto 2007

Bookcrossing ancora una volta

Ancora una volta Inchiostro svetta in cima alla classifica.

Nanopatologie

Inblostro, il vostro blog preferito ritorna sulle nanopatologie argomento trattato da Inchiostro, il giornale che l'Università vorrebbe chiudere.
Nel numero 35 dell'ottobre 2006 abbiamo dedicato (grazie all'ottimo Marco Canestrari) un servizio su questa tematica. Potete leggere il servizio qui.
Recentemente se ne è occupato anche Paolo Attivissimo. Trovate il servizio qui.

sabato 4 agosto 2007

Le vite degli altri

Le vite degli altri: un film drammatico e cupo ambientato nella Berlino Est del 1984, la cui protagonista quasi assoluta è la Stasi, la Polizia di Stato che vi dominava in quel difficile ed oscuro periodo. La Stasi che controllava da vicino, con inflessibile costanza e precisione le vite degli altri, appunto, cioè delle persone sospettate di avere compromettenti rapporti con la Germania ovest, con la sua gente, con le sue istituzioni e, soprattutto, con la sua politica. La Stasi a cui nulla sfuggiva, impersonata dagli ambigui individui delle sue gerarchie, tra cui il Capitano Gerd Wiesler ed il Ministro della cultura Bruno Hempf.

La vicenda trattata in questo film di Florian Henckel Von Donnersmarck è l’indagine “Laslo”, ossia l’inchiesta sullo scrittore di teatro Georg Dreyman, apparentemente sospettato di nascondere una sotterranea ribellione al regime. In realtà politica ed interessi personali si intrecciano in questo riflessivo film che scuote e tocca, pur senza esagerare con la presenza di forti scene. La violenza del film, infatti, non è dovuta alle scene, ma a ciò a cui esse fanno pensare, alle domande che ti pongono di fronte, a cui, forse, con sincerità non sai rispondere. Questo bel film, molto apprezzato da critica e pubblico, è anche la storia di un amore che muore perché non resiste alle pressioni del potere, del fallimento dell’ispirazione artistica in assenza delle libertà personali, di un’amicizia ritrovata perché si è capita dentro di sé la verità, e la strada giusta da seguire. È la storia di gente come noi, più sfortunata di noi, persone fragili ed indifese a cui viene tolta la possibilità di essere felici, troppo combattute e provate dagli eventi per poter sopravvivere, e di altri che invece trovano una sorgente pura da cui attingere nuove invincibili forze per ribellarsi, per non lasciarsi andare, per ricominciare a vivere in modo degno, senza più lasciarsi schiacciare.



È un film etico, politico non solo nel senso di informazione e di denuncia, ma anche nel senso ormai quasi perduto in cui la intendevano i Greci: nel senso, appunto, di far ragionare, riflettere, pensare. Vi viene svelato il male della vita, che non è felice favola, ma dura prova.Tutti i personaggi, tra i quali l’attrice di teatro Christa Maria Sieland, la donna amata dallo scrittore, che con lui convive e gli altri amici idealisti del suo ambiente, sono ben delineati, quasi dipinti a tuttotondo, nella loro sfuggente ambiguità, nel conflitto interiore tra purezza e salvezza, nelle loro contraddizioni tra volontà ed azione, nelle sfumature dei loro pur forti sentimenti.

Questa storia dimostra, inoltre, che nonostante lo squallore, la tragedia (in quegli anni, infatti, altissimo era diventato il numero dei suicidi, per l’invivibilità del Paese, per l’impossibilità di esservi ancora artisti, di mantenere ancora vivi sentimenti buoni, puri), c’è sempre un barlume di speranza, di possibilità di riscatto e di salvezza, qui colta, nel finale, dal Capitano Wiesler e da Georg Dreyman.

È un film quasi interamente ambientato in interni, dove si respira un senso di chiusura e di oppressione, come nell’ottocentesco salotto dei drammi ibseniani, luogo costrittivo, quasi di tortura. Un’atmosfera lugubre si respira anche nei tristi esterni, strade poco frequentate e grigie, in giorni di pioggia e di nebbia, naturalmente metaforici. In questo film lento e pausato, acuto e profondo, pieno di silenzi e di parole pesanti come macigni, vi sono molti primi piani, riprese ravvicinate o affrontate, per sottolineare il clima di scontro e la fine dei sogni, in quella città dove il pericolo aleggia ovunque.Altri simboli del film sono la parola “pubblico”, la “Sonata per anime buone”, che distinguerà nel finale i vinti ed i vincitori, e l’atto del lavarsi sotto la doccia, quasi rito per purificarsi dalle colpe appena commesse.

Bellissimo ed indimenticabile il finale, un lungo fermo immagine del Capitano Wiesler, un uomo stremato, che però ha avuto la forza di cambiare, che perciò può tornare a sorridere sereno perché nonostante tutto ha vinto, salvando una vita ed anche se stesso. Con i suoi bellissimi e profondi occhi azzurri, di nuovo pieni di luce, può ancora guardare avanti, verso un futuro migliore, siglato dalla storica caduta del Muro di Berlino.
Simona Carrera

giovedì 2 agosto 2007

LA RAZZIA DEGLI INTELLETTI

Inblostro, il blog che non va in vacanza è lieto di ospitare un post di Vincenzo Andraous.

Mi chiedo spesso perché sull’extracomunitario da rimandare alla riva opposta, ci si spende in tanti, mentre sono davvero pochi quelli che prendono in considerazione con lo stesso furore ideologico la possibilità che c’è un’altra umanità, ed è lasciata al caso, peggio, dimenticata sul ciglio di una strada, quasi sempre sotto gli occhi indifferenti del cittadino.

E’ disumana la razzia degli intelletti posti sotto il tallone delle ideologie fast food, ma forse ancor più miserabile è l’accettazione di un massacro di carne e ossa e sentimenti così ben consolidato da non creare ulteriore vergogna: l’assassinio sistematico degli animali attraverso la pratica ben oliata del loro abbandono.

Certamente sono due intendimenti diversi, ma entrambi forme occulte di razzismo, comportamenti imparentati all’incultura, per cui ci si rifiuta di integrarsi da una parte, di fare proprie le regole del vivere civile dall’altra.
Sono operazioni neppure tanto sottotraccia, che hanno la pretesa di passare inosservate nel rifiuto a osservare quelle misure di prevenzione, che sono sinonimo di promozione e accoglienza umana.

In questo vicolo cieco, andare a sbattere non è casuale, la domanda scava nel fianco, mal tolleriamo i diversi da noi, e mal operiamo per renderli cittadini migliori.
Così ogni giorno raccogliamo animali abbandonati, raccattiamo resti inguardabili di animali lacerati, animali denutriti, picchiati, lasciati al sole e alla catena, senza acqua e senza cibo.
L’incultura più pericolosa è proprio il non rispetto dell’altro, perché è sostanza estranea al fattore umano che dovrebbe ricorrere in ognuno di noi, quando anche un animale in quanto essere e fratello vivente, è preso a calci, con l’impunità che deriva dal concetto tutto italiano, che tanto è costume, è tradizione, che al primo caldo si sciolga l’affetto e l’alleanza con l’amico a quattro zampe.

Non credo di essere razzista a fare questi accostamenti, non riconosco piani differenti sul valore universale della solidarietà e sul richiamo a fratellanze allargate, non nutro sentimenti di avversione per chi è diverso da me culturalmente o per epidermide più o meno abbronzata dalla natura, ma neppure intendo avallare la stortura di un potere che muove le sue pedine per darla a bere a questo e a quell’altro, per rendere meno indigesta l’inadempienza a discapito della giustizia, la quale tutela l’uomo, e non accetta distacco per l’ammazzamento persistente degli animali.

Vincenzo Andraous