venerdì 7 settembre 2007

Memoria e legalità - PaviainserieA critica l'organizzazione del Festival


Il comitato "PaviainserieA" ci invia questo comunicato in occasione della serata del Festival dei Saperi di domani, sabato 8, a tema "Legalità e memoria", con la presentazione di Mario Calabresi, autore del libro "Spingendo la notte più in là".

Per dovere d'informazione e completezza lo pubblichiamo, auspicandoci che domani ci sarà un incontro pacato e una discussione serena.


Pavia, 7 settembre 2007
MEMORIA E LEGALITA’ NON POSSONO ESSERE SOLO PAROLERETORICHE E VUOTE

Il Comune di Pavia ha organizzato una serata su memoria e legalità invitando Mario
Calabresi a presentare il suo libro dedicato al Commissario Luigi Calabresi: noi invece
vogliamo ricordare le vittime innocenti della strategia della tensione e del “terrorismo
di stato” e il nostro compagno Pino Pinelli buttato da una finestra della Questura
di Milano il 15 Dicembre 1969.


Il Commissario Calabresi fu responsabile dell'interrogatorio che portò alla morte di Pino
Pinelli: fu lui ad
interrogarlo per tre giorni illegalmente, ben oltre i limiti della legge
fascista sul fermo di polizia, insieme ai suoi uomini. Anche lui, come i colleghi, cadde
in pesanti contraddizioni senza riuscire a fornire unaspiegazione credibile ed univoca
di quello che era accaduto ad una persona innocente ingiustamente accusata di strage.


Calabresi condusse parecchie indagini sugli anarchici distinguendosi per provocazioni
e minacce pesantissimea carico di persone poi giudicate innocenti. L'anarchico Braschi
venne invitato più volte a "buttarsi dalla finestra"durante un interrogatorio e non fu l’unico.
Non si trattava quindi di un poliziotto attento alle regole che dovrebbero garantire la
dignità e l’incolumità delle persone soggette al potere.


Calabresi ebbe poi praticamente tutta l'Italia “democratica” contro a causa dell’incapacità
sua e
degli “uomini di stato” di presentare un resoconto credibile di quello che era successo
a Pino Pinelli, ai morti e feriti di Piazza Fontana e all'Italia intera. I fatti lo dimostrano:
a partire dalle falsità sulla versione ufficiale del suicidio di Pinelli presentata all'opinione
pubblica da Calabresi insieme al questore (ex fascista) Guida e al capo dell'ufficio politico
Allegra appena dopo la sua morte. Elencare la lunga serie di incongruenze, contraddizioni
e depistaggi di Stato dove Calabresi fu in prima fila è impossibile in questa occasione,
ma basterebbe far riferimento agli atti che la magistratura italiana ha raccolto e confermato
in oltre 35 anni di processi su Piazza Fontana per avere le idee chiare sul fatto che con
la legalità luinon c’entrava.


Non è la serata pavese che può far luce od ombra sulla Storia ma, certamente,
la “memoria” non può essere
riprogrammata per "santificare" Calabresi attraverso
il figlioe la “legalità” dovrebbe essere tesa a proteggere le vittime delle ingiustizie
e non i carnefici. A nostro avviso, sarebbe opportuno che su queste questioni
“delicate” si evitasse di presentare soltanto un punto di vista ovvero quello del potere.


Per concludere, una frase da un vecchio articolo de La Repubblica, giornale per il
quale lavora il figlio di
Calabresi, e che per una volta condividiamo: "in un sol punto
le esigenze di Calabresi e Pinelli [...] possono
concordare: nel fallimento della giustizia.
Luigi Calabresi chiedeva in Tribunale la difesa della sua onorabilità. Non la ebbe.
[...] Licia Pinelli chiedeva a un tribunale come il marito fosse morto. Ne ha ricavato
soltanto una sentenza che spiega il "malore attivo" dell'anarchico Pinelli. Soluzione
degna di una commedia buffa,non di una sentenza, tantomeno della verità".
(Giuseppe D'Avanzo, La Repubblica, 16/05/2002)


PaviainserieA







3 commenti:

Alis Jioianson ha detto...

Mi spiace, ma l'intervento di Calabresi non è stato affatto politico. Il suo libro parla della vita spezzata delle persone che hanno subito una perdita legata al terrorismo, che sia esso di matrice "fascista" o "comunista", chiamatelo come volete. E ha ricordato che anche Pinelli non è tornato a casa delle sue bambine, come suo padre non è tornato a casa da loro. Calabresi junior non ha denunciato nessuno, non ha fatto rivendicazioni, l'unica condanna forse è stata a carico del clima di quegli anni, che ha permesso il verificarsi di tante stragi, e alla manipolazione dell'informazione mediatica, che spesso si concentra solo su quello che fa "scoop" e non ha rispetto per il dolore delle vittime e per la memoria storica.

Dreand ha detto...

Ma tu credi che chi ha scritto questo comunicato abbia letto il libro?

Anonimo ha detto...

...infatti il comunicato non esprime un giudizio sul libro ma semplicemente richiede che la memoria e la legalità di quel periodo storico non siano celebrate da una sola parte (ovvero dal figlio di uno dei poliziotti più controversi della storia italiana). Questo vale a maggior ragione se il promotore dell'iniziativa è il Comune e non un privato. PISA