venerdì 16 febbraio 2007

Io "dico" no

[2 contro 2: il blog di Inchiostro lancia un dibattito sui Dico, la proposta di legge sulle "Dichiarazioni di convivenza" firmata dai ministri Bindi e Pollastrini. In questo primo post, due commenti contrari a questa legge. Nei prossimi giorni, due a favore]

1
Pare che il Governo, dopo mesi di tira e molla nonché accesi dibattiti, sia finalmente giunto ad un accordo sui Pacs, ora chiamati Dico.
Ma, mi chiedo, che necessità c'era di fare una nuova legge? L'Italia, o , meglio, gli Italiani, ne avevano veramente bisogno? Non credo...
Analizziamo le possibilità che si aprono a una coppia (uomo e donna):
1. I due , essendo credenti nella stessa religione, possono ufficializzare la loro unione convolando a nozze religiose.
2. Per diversi motivi (precedenti matrimoni alle spalle, sono di religioni diverse o non sono affatto credenti) gli innamorati optano per le nozze civili.
3. Pur avendo a disposizione le precedenti opzioni, la coppia decide che non ha bisogno di alcun riconoscimento da parte delle autorità religiose piuttosto che civili. E le persone in questa situazione sono veramente tante.
Altro discorso per le coppie omosessuali, a cui, effettivamente, la legge è molto utile.
Ora, a che scopo aggiungere un'ulteriore opzione per sancire dal punto di vista legale delle unioni che, di fatto, hanno già la possibilità, volendo, di vedersi riconosciuti diritti e doveri.
Forse, il nocciolo del problema sta proprio nella parola “sposarsi”, che, oggi, troppo poche persone hanno il coraggio di pronunciare.

Irene Sterpi


2

Il primo passo verso la saggezza è chiamare le cose con il loro nome”, così recita un antico proverbio cinese.
Inutile nasconderlo, il dibattito che ha portato ai DICO nasce dalla necessità di un riconoscimento sociale e burocratico delle coppie omosessuali. Ora, se questa necessità sia vera o presunta, non sta a me deciderlo, e sinceramente non credo nessuno abbia l’autorità per farlo. Possiamo esprimere dei giudizi, il mio può essere negativo, quello altrui positivo, ma non si può gestire la cosa pubblica in base alle credenze di ognuno.
Detto questo, voglio mostrare bene come il mio rifiuto razionale, non ideologico, dei DICO sia dovuto proprio al loro essere disponibili anche alle coppie eterosessuali. Perché si è dovuto giungere ad un ulteriore livello di deresponsabilizzazione della società? Esiste già quell’istituzione ottima che è il matrimonio civile, non vedo perché era necessario crearne una copia scialba e anemica… Solamente perché ormai il termine matrimonio fa paura? Ebbene, il governo deve proprio assecondare questa tendenza in vece di combattere la paura del “sì” con incentivi e incoraggiamenti?
Certo, si è mimato il sistema di regolamentazione delle coppie di fatto di molti paesi europei, ad esempio il paradigma francese (senza tener conto però di come la Francia non sia l’Italia, e la Francia abbia risolto altri problemi prima di occuparsi delle coppie di fatto), dimenticando però che l’Italia è diversa dal più dei paesi europei. E dimenticando che alcuni paesi europei hanno risolto la questione introducendo riconoscimenti particolari unicamente per le coppie omosessuali.
E’ necessario tenere presente il peso del Vaticano nelle questioni politiche italiane: la durissima reazione ecclesiastica ai DICO forse mostra come si siano accorti (tardi) dell’errore compiuto. Certo, che la Chiesa benedisse le unioni omosessuali era fuori luogo, e mi permetterei anche di dire giustamente fuori luogo, tuttavia avrebbe potuto mostrarsi indifferente agli aspetti socio-burocratici, e invece osteggiando apertamente, su tutti i fronti, il riconoscimento di tali unioni, si è trovata complice nella genesi di qualcosa che (almeno nei suoi presupposti teorici) rischia veramente di minare la società e la famiglia.
Se si cercava un riconoscimento delle coppie omosessuali, si è arrivati piuttosto ad una constatazione. I problemi di eredità e altre questioni giuridiche potevano, con un po’ di accortezza, essere risolte negli studi notarili con i mezzi preesistenti.
Cosa quindi? Uno spreco di burocrazia che affronta senza risolverlo il problema da cui era scaturito, e che tenta di stuccare i casi particolari delle relazioni umane.
Evidentemente i politici non conoscono il rasoio impugnato da Guglielmo di Ockham: entia non sunt multiplicanda sine necessitate. Cioè, non bisogna moltiplicare gli enti al di là del necessario.

Tommaso Bertolotti

3 commenti:

M.R. ha detto...

Ci dimentichiamo che ci sono molte persone dello stesso sesso o anche di sessi diversi che vivono assieme per altri motivi. Costoro instuarano legami affettivi forti e vincoli di solidarietà. E' giusto che a costoro vengano riconosciuti diritti e doveri.
"Sposarsi"? Perchè dovrei? Esiste un obbligo? Dove è stabilito che le nozze civili e/o religiose debbano essere l'unica forma possibile?

Anonimo ha detto...

mi sembra strano che però la maggioranza di quelli che si oppongono ai DiCo lo facciano solo per il motivo "ci sono troppe leggi e quelle che esistono sono sufficienti"...
Andrea

M.R. ha detto...

http://www.repubblica.it/2007/02/sezioni/scuola_e_universita/servizi/bruno-necrologio/bruno-necrologio/bruno-necrologio.html