sabato 19 maggio 2007

Ho deciso

Inchiostro, il giornale degli studenti dell'Università di Pavia ha ricevuto questa lunga testimonianza che, dopo aver consultato l’autrice, pubblichiamo integralmente. Una giovane donna che ha optato per la sterilizzazione definitiva.



Eccomi qua.

A fare i conti con me stessa e con il resto del mondo.
Ho deciso. Con una tristezza mortale, ho deciso.
Entro stasera ciò che rende donna una donna, non mi apparterrà più
Il mio ventre sarà sterile e silenzioso... e probabilmente le lacrime scenderanno copiose. Niente burrose manine che si protenderanno verso di me, niente gorgheggi allegri e trilli entusiasti per la scoperta di nuove cose, niente sguardi colmi di fiducia incondizionata, niente lacrime da asciugare per la sconfitta di un passetto non riuscito... Dio, come mi mancheranno tutte queste cose! ...e il primo giorno di scuola, e la prima cotta, e le prime aspirazioni e le grandi prove della vita, e il primo amore e...e...e... non basterebbe un libro intero a descrivere ciò a cui sto rinunciando. Ma ciò che davvero conta per me è raccontarvi perché ho deciso di privarmi per sempre della possibilità di essere ciò per cui la natura mi ha creata: Madre.
Mentre scrivo, mi chiedo se sia più egoista generare un figlio o impedirsi di generarlo.
O se sia la “Vita” stessa, intesa come immane entità, la vera egoista, incurante di come i figli giungano al mondo, purché arrivino e Lei non si estingua.

Io sono una dannata romantica, assetata di poesia e armonia. E adoro i bambini: venero l’innocenza, la purezza dei sentimenti e l’incanto della scoperta. Non mi costa nulla un sorriso o offrire una spalla su cui piangere per poi cercare di infondere forza per i giorni a venire.
Mi fermo ancora sul ciglio di una strada per farmi rapire dall’eccezionalità di un tramonto e sentire che anche la mia anima si espande riempita da quella magia. E dunque non posso. Non posso permettere che una mia eventuale debolezza emotiva mi induca a trascinare in questo mondo un’altra creatura, inerme, innocente, vergine.
C’è troppa violenza in questo mondo. E più grave di essa è la superficiale indifferenza in cui mette radici.

Da dove cominciare per parlare di questa palude in cui arrivano i bambini? Non credo che chi desidera un figlio lo metta al mondo con l’intento di farlo soffrire o di abbandonarlo: è solo inconsapevole, fino al momento in cui viene sopraffatto e si arrende, che il genitore è solo contro tutti. Da dove cominciamo? Perché non dagli asili? Non è di molto tempo fa la notizia dei bambini drogati e molestati , quando in quelle strutture dovrebbero essere accolti e protetti come da una proiezione della madre stessa! O a casa dell’amichetto che a sei anni gira con un piccolo serramanico e il padre trova questo del tutto normale. O a scuola, dove insegnare non è più un valore, dove i bambini non devono esprimersi per le loro peculiarità ma omologarsi impersonalmente covando rabbia e aggressività, dove non c’è ascolto alcuno, dove non si tiene in considerazione la richiesta d’aiuto del bambino o della famiglia, dove è più comodo richiedere un insegnante di sostegno o consigliare pastigliette, sempre che di nuovo non si incontri il grande e osceno spettro della pedofilia!


E gravissimo è il fatto che spesso, troppo spesso, coloro che umiliano, feriscono e stuprano siano proprio coloro che rivestono il ruolo di tutori.
E la televisione? Dove collochiamo questa nuova governante dispotica e provocatoria, fredda e distaccata ma comunque crudele e apparentemente inalienabile? In nome di un’assurda libertà è stata censurata la censura, dimenticando che la propria libertà non deve ledere la libertà degli altri.
Ogni giorno, a tutte le ore, vengono proiettati film e telefilm in cui violenza, sessismo, abusi, tradimenti, crudeltà e menzogne sono gli ingredienti più usati. E questo non è intaccare con la propria deviata libertà di espressione la libertà di crescere e formarsi gradatamente, con valori più umani? Non si considera mai che il cervello assorbe le emozioni incapace di distinguere se esse sono frutto di realtà o di finzione.



Modelli assurdi ripetuti all’infinito che penetrano nelle menti e nei cuori fino a diventare “normali”: perversioni travestite da normalità, dimenticando che “normale” non è sinonimo di “giusto”. Nessuno si è ancora chiesto perchè negli anni passati i bambini giocavano a “mamme” o al massimo ai “dottori”, mentre oggi il gioco è l’aggressione, lo stupro di massa, la ripresa e diffusione di “atti osceni”? Ma quali “atti osceni”! Basta accendere la televisione dopo una certa ora o navigare in internet per essere sommersi di “atti osceni” non richiesti! Che ipocrisia! Allora, sono o non sono “atti osceni”? E se lo sono, perchè sono liberamente diffusi? E se non lo sono, perchè vengono poi condannati quando emulati?
Io ricordo invece sacri momenti in cui le voci degli anziani sussurravano:
“Sssh, non davanti ai bambini!”, e proteggevano con fermezza l’innocenza, il diritto alla fantasia, la raccolta del frutto secondo la stagione, il dono prezioso del saper attender e desiderare...

Ora la poesia viene disattesa continuamente, se non derisa o umiliata. L’essere sensibili è una vergogna. E “fare l’amore” non si dice nemmeno più: adesso quando si è educati si dice “far sesso”, ed è qualcosa di così accessibile e banale come bere una birra! Non a caso scelgo l’espressione “bere una birra”, poiché è questo ciò che si fa: bere acqua, si sa, arrugginisce! E poco conta se poi la gente si ammazza preda dell’alcol e della velocità, perché anche questo è uno status symbol, correre in tutto e per tutto. Si venderebbero forse meno auto se queste fossero impossibilitate ad andare oltre i 130 km/h?

Io non credo, così come non credo che sia impossibile divertirsi senza bere alcolici, così come credo che fermarsi di tanto in tanto a godere dell’attimo, ad assaporarlo sia gratificante e ed estremamente benefico. Ma chi non gode dell’arricchimento del passo lento e del momento raro, come può ancora fare l’amore? Come può sentire battere il cuore fino a scoppiare
allo scambiarsi del primo bacio?

E come può sentire il respiro che si ferma, la bocca secca e il cuore che fa un battito al minuto per l’emozione della “prima volta”, di ogni “prima volta”, se tutto è già stato intaccato dal disincanto, diventando scontato, già visto, già raccontato e dimostrato e documentato? Ho letto ieri di baby-prostitute, bambine che “scelgono” di vendersi in locali per giovanissimi, gestiti da persone di poco più grandi...
Che sentimenti possono coltivare dentro di loro? E chi sono coloro che tacciono sapendo?



Dov’è il rispetto, la considerazione dell’individuo, la volontà di “investire” per un mondo migliore? Perchè il fine ultimo di tutto dev’essere solo il sesso egoistico e fine a se stesso o il denaro? E davanti alle gratuite violenze perpetrate dal “branco” come dovrei comportarmi?
Cosa dovrei lasciare che mio figlio imparasse? Che il “diverso” è un nemico? E se il diverso fosse lui? Dovrei incoraggiarlo a nascondere le sue verità per non venire deriso o picchiato? E se fosse una diversità evidente, magari un handicap? Cosa dovrei farne? Abortirlo dopo un’amniocentesi, o abbandonarlo in un orfanatrofio o lungo una strada? E se lo concepissi con un bellissimo negro e la pelle ne fosse la spudorata testimonianza...?

E poi dovrei anche insegnargli che esiste la “gente per bene”. Famiglie di mera apparenza, i cui componenti rivestono magari cariche importanti, considerate e rispettate socialmente, ma che si arricchiscono con la morte: industriali delle armi, ad esempio, oppure che riciclano denaro sporco o nascondono rifiuti tossici e poi magari fanno tanta beneficenza!

E in mezzo a questo indiscutibile veleno caotico, come potrei, ditemi, come potrei fargli davvero capire cosa è giusto e cosa no, chi sono i “buoni” e i“cattivi”, quale sia la vera forza - che risiede nell’anima e non nei muscoli - e la debolezza - ben mascherata dietro atti di violenza e di sopraffazione -?

Fra qualche ora chiuderò gli occhi, mani sconosciute scaveranno nel mio ventre, ignare della vera ferita che staranno aprendo dentro il mio cuore e nel mio futuro...
In realtà non so nemmeno se mi risveglierò: non sempre gli interventi, per quanto banali, hanno esito positivo. Ma questa eventualità non è per me grave quanto correre il rischio di diventare così folle da concepire un figlio e offrirlo, innocente, a questo mondo.


Eliotropio

5 commenti:

Valina ha detto...

Non sai quante volte mi sono posta le tue stesse, identiche domande.
Ho"lavorato"con i bambini da quando ero poco più grande di loro ed ho notato l'abissale differenza tra la loro e la mia infanzia.
Specialmente le bambine, che cosa possono imparare da "bambole puttane" con le zeppone, le labbra alla "Marini" ed i vestiti succinti?Ma questo è solo un esempio, per non riprendere tutto ciò che hai già descritto.
E' un mondo corrotto, è vero, ma la mia conclusione arriva ad un punto diametralmente opposto: se riuscirò ad essere madre veglierò sui miei figli, insegnando da subito il bene ed il male come hanno fatto i miei genitori con me, darò loro le basi per scegliere con la testa.
Io sono ottimista.

Mizar ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Mizar ha detto...

La questione, seppure in termini molto diversi, me la pongo anch'io.
Sarò mai in grado di allevere un figlio/a e di dargli i giusti valori. Ma oltre al mio impegno personale (e quello della mia compagna) che mondo ci sarà per lui? Oggi come oggi non si sa se i nostri figli potranno viaggiare in aereo come noi.
Alla mia domanda non ho ancora trovato una risposta definitiva.

eliotropio ha detto...

"ciao ragazzi. grazie per aver letto e commentato la mia storia: quello che mi dispiace è che la prendiate come un "ho avuto torto o ho avuto ragione?".
In realtà non era questo il mio obiettivo, bensì qualcosa del tipo "a causa di tutto questo io ho preso questa decisione: affinchè altre donne non si arrendano come me, proviamo a prendere in considerazione tutte queste cose e a cercare - ciascuno secondo le proprie possibilità - di cambiarle?"
per Valina: io una figlia ce l'ho già, e anch'io sono partita con la tua splendida caparbietà ottimista. E' stato molto più duro del previsto andare avanti. per questo insisto sulla necessità di cercare cambiamenti, per questo si dovrebbe cominciare anche se no è ancora arrivato il momento di concepire un bimbo! Ed è un invito sincero...

Mizar ha detto...

Grazie a te per avercela mandata.